Interventi e contributi alle discussioni -
La tutela dell’ambiente e l’economia circolare non hanno nulla a che fare con il finanziamento di inceneritori e discariche.
E’ ora di dire basta a questo modello oneroso e inquinante. Le risorse pubbliche, non solo quelle europee, siano utilizzate per favorire l’efficientamento energetico e il riciclo, il recupero e il riuso dei materiali. Ecco il mie intervento sul ruolo della politica di coesione nella promozione dell’economia circolare Nel 2015 la Commissione europea ha adottato il pacchetto di misure sull’economia circolare per aiutare le imprese e i consumatori europei a compiere la transizione verso un’economia più forte e più circolare, in cui le risorse siano utilizzate in modo più sostenibile, incrementando il riciclaggio e il riutilizzo e arrecando vantaggi sia all’ambiente che all’economia.
Questa relazione ha quindi il merito di promuovere il dibattito sul ruolo della politica di coesione nella promozione dell’economia circolare. La politica di coesione, con ben 5,5 miliardi assegnati a questo obiettivo, gioca un ruolo fondamentale in questo quadro ed e` imprescindibile una valutazione dell’uso di questi fondi nei diversi Programmi operativi dei Paesi membri, anche al fine di indirizzare la fase negoziale per il post-2020. Altrettanto importante è valutare la sinergia dei fondi di coesione con quelli di Horizon (650 milioni di euro circa allocati ai vari progetti) e con ulteriori fondi degli Stati Membri risultanti in investimenti nell’economia circolare a livello nazionale. Nella bozza di relazione del collega si propone una visione olistica dell’economia circolare, da intendersi come un concetto che va oltre la semplice gestione dei rifiuti e che include invece aree come energie rinnovabili, efficienza energetica, appalti pubblici ‘verdi’, gestione acque reflue e inquinamento dei fiumi e dei mari, biocombustibili, ricerca, sviluppo e innovazione. Ritengo anche una autentica attuazione delle misure legislative proposte dalla Commissione , una doverosa informazione della cittadinanza, e dalla consapevolezza di quest’ultima della rilevanza dei temi per le attuali e nuove generazioni. Doverosa informazione che va estesa anche alle autorita regionali e locali. E vorrei qui fare un esempio concreto. In un’interrogazione di qualche mese fa, avevo chiesto alla DG REGIO della Commissione di verificare se, nel quadro dell’avviso “Aiuti per la tutela dell’ambiente”, con cui la Regione Puglia ha stanziato 60 milioni di euro a favore delle imprese per interventi volti a favorire la transizione verso un’economia circolare, sia possibile utilizzare anche risorse Ue, cosi’ come previsto dalla stessa Regione, per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti. La risposta della Commissione è stata chiara: i fondi Ue per l’efficienza energetica, scrive Bruxelles, “sono relativi a settori e attività economiche finalizzate alla tutela ambientale, al risparmio energetico, alla riduzione delle emissioni di CO2 e a settori senza processi produttivi inquinanti” e “sosterranno unicamente interventi volti a incrementare l’efficienza energetica degli impianti in cui i materiali e il relativo ciclo di produzione sono recuperati e riciclati, ad esclusione delle attività di raccolta, smaltimento, discarica e incenerimento dei rifiuti”. Si tratta di una conferma importante: la tutela dell’ambiente e l’economia circolare non hanno nulla a che fare con il finanziamento di inceneritori e discariche. E’ ora di dire basta a questo modello oneroso e inquinante. Le risorse pubbliche, non solo quelle europee, siano utilizzate per favorire l’efficientamento energetico e il riciclo, il recupero e il riuso dei materiali
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