Il Parlamento europeo, con la spinta e il sostegno del M5S, ha approvato un testo in cui si chiede all’Ue un maggiore sostegno a questo settore così importante per la “crescita blu” del nostro Paese. Ecco il mio intervento a Strasburgo La ‘crescita blu’ colloca l’acquacoltura tra i settori con il maggiore potenziale in termini di posti di lavoro e crescita sostenibili. Tuttavia la produzione acquicola dell’UE sta attraversando una fase di recessione e poiché il settore dà lavoro direttamente a circa 85000 persone in Europa, soprattutto PMI e microimprese, tale decrescita ha anche importanti ripercussioni sul mercato del lavoro italiano. Solo sul nostro territorio nazionale operano circa 800 impianti che producono 140 mila tonnellate l’anno di prodotti freschi, ovvero circa il 40% della produzione ittica nazionale. Ma nonostante questi numeri il settore è ancora vittima di non pochi problemi: primo fra tutti lo scarso supporto finanziario all’interno del FEAMP ( circa il 15%) ; o ancora la poca trasparenza sulle concessioni, che spesso porta alla mancata applicazione delle norme ambientali. Inoltre bisogna fornire informazioni sull’utilizzo di vaccini e antibiotici in acquacoltura in considerazione dei loro possibili rischi per la salute umana e l’ecosistema e tenendo a mente il problema della resistenza antimicrobica e antibiotica a livello dell’intera catena. Infine i mangimi a base di pesce devono provenire da fonti sostenibili e non devono compromettere gli obiettivi di rendimento massimo sostenibile della politica comune della pesca, possibilmente incrementando l’utilizzo di alghe marine e altre alghe. Tutte queste istanze sono state ben accolte dal collega Iturgaiz ed è per questo che ho supportato il suo lavoro.
Interventi e contributi alle discussioni -
Dalla UE più fondi per lo sviluppo dell’acquacoltura
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