La valutazione della proposta del nuovo regolamento FESR e Fondo di Coesione non può prescindere da un dato fondamentale su cui credo sia opportuno riflettere. Come ricordato anche dalla Commissione, in numerosi Paesi il FESR e il Fondo di Coesione rappresentano almeno il 50% degli investimenti pubblici. Nella valutazione di impatto presentata dalla Commissione, si sottolinea come nella maggior parte delle regioni lee strategie di specializzazione intelligente costituiscono un quadro strategico coerente per gli investimenti e apportano un valore aggiunto. In realtà tuttavia questi benefici si fanno sentire, come descrive la valutazione di impatto, soprattutto nelle regioni più sviluppate, e dobbiamo dunque lavorare per ottenere maggiori risultati in tutte le regioni. Mi sembra positivo il cosiddetto ‘earmarking’ del 6% del FESR sullo sviluppo urbano. Molte delle sfide dell’Unione, dall’integrazione dei migranti alla lotta all’esclusione sociale, possono essere meglio affrontate a livello delle città e delle aree metropolitane. Da qui la decisione, che condivido nella proposta della Commissione, di destinare il 6% delle risorse FESR agli investimenti per lo sviluppo urbano sostenibile e quella di prevedere uno strumento apposito, la European Urban Initiative, per la cooperazione tra le città negli ambiti tematici dell’Agenda urbana dell’UE (immigrazione, qualità dell’aria, povertà, transizione energetica, ecc). Andrà tuttavia chiarita la sinergia tra questo strumento e il FESR, anche al fine di evitare sovrapposizioni. Mi trovo anche d’accordo con il supporto delle strategie introdotte nella programmazione 2014-2020 e sviluppate a livello locale nella forma degli Investimenti territoriali integrati e mediante lo Sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD). Il coinvolgimento degli attori economici e sociali a diverso livello, in compartecipazione con le autorità regionali e locali, mi sembra fondamentale sia in fase di programmazione-con l’applicazione concreta e non formale del principio del partenariato, sia in fase di attuazione di strategie. Una nota di cautela: da quel che ci sembra da un’analisi preliminare la quota di concentrazione tematica FESR su obiettivo tematico 1 e 2 ci preoccupa, perché dalle prime ricognizioni effettuate sembra che sia parecchio più alta rispetto a quella che si è concretizzata nell’accordo di partenariato 2014-2020 e potrebbe essere nella pratica difficile da raggiungere. Mi sembra positiva invece l’individuazione di una lista di iniziative non finanziabili perché non coerenti con le finalità della futura politica di coesione: discariche, infrastrutture aeroportuali, industria del tabacco, decomissioning delle centrali nucleari. Una parola sulla flessibilità e sulla possibilità di riprogrammazione. Durante questa programmazione, e precisamente nell’agosto del 2016, ci siamo trovati di fronte all’incredibile dramma del terremoto in Italia, seguito poi da numerosi eventi atmosferici, frane, alluvioni anche in altri Paesi Membri. Come abbiamo sperimentato l’anno scorso, il processo emendativo dell’attuale Regolamento FESR è durato tantissimo-anche per l’atteggiamento diciamo cosi, non troppo solidale di alcuni Paesi Membri. Adesso, con questa proposta, Stato Membro potrà trasferire durante il periodo di programmazione, fino al 5% delle allocazioni su una priorità, e comunque non più del 3% del budget del programma, verso un’altra priorità dello stesso Fondo e dello stesso programma e per la stessa categoria di regione (FESR e FSE+). Ci riserviamo di analizzare meglio le ricadute pratiche di questa proposta, magari anche ampliando la percentuale, ma crediamo che almeno come principio vada nella giusta direzione. Per ultimo, una nota di preoccupazione sulle sinergie, che, per questioni inerenti alla quantità di fondi, riguarderebbe soprattutto il FESR. Se naturalmente non possiamo che essere d’accordo su sinergie virtuose con il nuovo Horizon (l’iniziativa Seal of Excellence, che noi abbiamo apprezzato, ne è un esempio), ritroviamo una grossa criticità invece sulla proposta di lasciare agli Stati Membri la possibilità di dirottare il 5% dei Fondi di coesione sul Juncker 3.0, il cosiddetto InvestEU. Lo riteniamo una misura non ideale e potenzialmente pericolosa per il profilo di rischio finanziario, e contro il cui principio ci siamo battuti come Parlamento durante tutta la negoziazione del pacchetto Omnibus,
Interventi e contributi alle discussioni -
Piu’ flessibilita’ nell’uso dei fondi UE per far fronte alle crisi
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