Al Parlamento europeo si sta lavorando sulle proposte per i futuri finanziamenti europei alle reti di trasporto. In questi anni, abbiamo visto come il Mezzogiorno italiano sia stato sempre più svantaggiato nell’allocazione di queste risorse. E’ ora di dire basta. Ecco il mio intervento in commissione TRAN a Bruxelles.
Le infrastrutture di trasporto europee rappresentano sicuramente un punto cardine per lo sviluppo di una modalità sostenibile ed efficiente per i cittadini europei e siamo sicuri che sia un sostegno importante da parte dell’Unione. Abbiamo preso visione della proposta della Commissione per il nuovo CEF e abbiamo svolto delle valutazioni anche sulla scorta della programmazione 2014-2020 che si sta ora concludendo. In tal senso, abbiamo delle perplessità riguardo le nuove allocazioni budgetarie che ci auguriamo verranno discusse approfonditamente in Parlamento. Innanzitutto, l’ammontare finanziario per i trasporti. Si propongono complessivi 30 miliardi e 600 milioni di euro, che, se andiamo a scorporare, si dividono in 6,5 miliardi per la mobilità militare, 11,3 miliardi per le infrastrutture nei Paesi che accedono ai fondi di coesione e 12,8 miliardi per il cef generale.
In pratica, tolta una parte per la politica di difesa e tolta una parte importante per la politica di coesione, restano 12,8 miliardi per l’Europa a 27 Stati. Il 42% del totale. Siamo sicuramente favorevoli alla politica di coesione, ma temiamo che alcune parti d’Europa, quelle più periferiche e mi riferisco in particolare al mezzogiorno dell’Europa e al sud dell’Italia, possano essere svantaggiate da un simile approccio e andare a costituire una Unione a 3 velocità per quel che riguarda le infrastrutture. E’ già successo nella scorsa programmazione, con l’Italia che ha dovuto concentrare i propri finanziamenti del CEF per le sezioni transfrontaliere e per alcune altre opere tutte nel nord Italia, vedendosi costretta a finanziare tratte della rete core nel sud tramite i fondi regionali FESR, che vorremmo venissero invece usati per la rete globale.
Oltre che le diverse allocazioni finanziarie cambiano anche le condizioni di accesso a esse. L’Unione Europea sta spingendo sempre più per attrarre finanziamenti privati con misure miste, piuttosto che ricorrere alle sovvenzioni. Tuttavia dobbiamo ricordare che le infrastrutture rappresentano sovente un costo con bassi ritorni sull’investimento iniziale. Gli investimenti privati si attraggono più facilmente su ciò che è innovativo, smart e sostenibile. Nella proposta ci si attiene a un 30% (che può arrivare al 50%) in taluni casi, notevolmente differente rispetto alle condizioni dei Paesi che accedono al fondo di Coesione. Si potrebbe probabilmente pensare a differenti percentuali che siano sostenibili per gli Stati.
E in tal senso, sarebbe auspicabile un po’ di maggiore flessibilità se si considera che gli investimenti pubblici produttivi vanno a concorrere all’incremento del debito/pil e quindi del deficit che non l’Europa chiede di non sforare. Attendiamo con interesse la proposta dei relatori e contribuiremo con impegno al miglioramento della proposta tramite nostri emendamenti.
Interventi e contributi alle discussioni -
Il sud non sia lasciato indietro, piu’ risorse ue per le infrastrutture
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