Il Parlamento europeo lo dica chiaramente se è dalla parte di uno sviluppo dei territori fondato sulla solidarietà, nuovi parametri sociali al di là del Pil e su una politica che ponga fine alla fallimentare stagione del rigore. Ecco il mio intervento a Strasburgo.
Grazie Presidente. Il report Joulaud analizza le principali caratteristiche della relazione della Commissione e riveste un’importanza fondamentale in quanto fotografa lo stato dell’arte dell’implementazione della corrente programmazione-e della discussione sulla prossima-proprio alcune settimane prima della presentazione del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale e poi dei diversi regolamenti della politica di coesione post-2020. In questa prospettiva, appaiono particolarmente positivi diversi passaggi, e segnatamente: -l’espressione della preoccupazione di fronte ai tagli prospettati nei diversi scenari della Commissione, e la messa in evidenza dell’imprescindibilità di un budget ambizioso, commisurato con le numerose sfide economiche, sociali nei diversi territori e funzionale alla copertura di tutte le regioni europee -la citazione dell’importanza della multi-level governance, e dunque di un modello a gestione condivisa, che renda davvero protagonisti gli enti regionali e locali, e che tenti di coinvolgere anche gli attori economici e sociali in maniera più sistematica; -la necessità di promuovere indicatori alternativi che si aggiungano al PIL-e che tengano per esempio conto di parametri ambientali, sociali, demografici- -l’auspicio che nel prossimo quadro della politica di coesione i Fondi Strutturali e di Investimento possano essere usati più efficacemente per raggiungere gli obiettivi della COP21, con particolare riferimento alle energie rinnovabili, efficienza energetica e scambio di buone pratiche-in particolare nel settore dell’edilizia abitativa; Vi è tuttavia da segnalare che la relazione non contiene nessun accenno alle preoccupanti recenti proposte della Commissione Europea in merito al possibile dirottamento di 21 miliardi dalla coesione alle riforme strutturali, né nessuna critica all’esistente link tra governance economica e politica di coesione, contrariamente ad altre relazioni precedenti (per esempio, il report Westphal del giugno 2017 che avevamo votato in plenaria). Si fa anzi riferimento, nel parametro 30, alla necessità di rimanere all’interno della posizione condivisa sul patto di Stabilità e Crescita riguardanti in particolare la ‘flessibilità’ per le condizioni cicliche, le riforme strutturali e gli investimenti pubblici. Non possiamo non dissentire su questo fondamentale aspetto, che per noi costituisce una red line, e dunque ci asteniamo.
Interventi e contributi alle discussioni -
FONDI UE PER LE REGIONI, NON ACCETTEREMO MAI TAGLI E AUSTERITY
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