Da un lato, i vincoli di bilancio del Patto di stabilità che bloccano gli investimento delle Regioni. Dall’altro, la proposta di ridurre il cofinanziamento europeo dei Fondi Ue, chiedendo in sostanza maggiori sforzi alle stesse Regioni o una riduzione delle risorse. Cosi’ la Commissione europea vuole colpire i territori più svantaggiati, come quelli del Sud Italia. Noi diciamo no. Ecco il mio intervento al Parlamento Ue.
Ringrazio i colleghi Novakov e Krehl per la bozza di relazione e mi auguro che sia accordato anche un termine congruo per la presentazione degli emendamenti, visto che ci sono numerosi aspetti del regolamento da approfondire, dalle condizionalità agli indicatori, giusto per nominare i più complessi.
Vorrei dire che innanzitutto concordo in generale con la proposta di aumentare il più possibile la sinergia tra Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale e il resto dei Fondi Strutturali. Un cambio di tale portata rispetto alla attuale programmazione rischia di stravolgere ratio e obiettivi del sopracitato fondo.
Concordo anche sullo scetticismo nella possibilità di trasferire fondi dalla coesione alla continuazione dell’EFSI, ovvero InvestEU. È a mio avviso essenziale che sia introdotto, anche qualora, come dice la Commissione, il trasferimento sia opzionale, un vincolo di tipo territoriale o riferito alla categoria di regione nello stesso Stato Membro interessato.
Mi sembra positivo anche l’intervento dei colleghi sul codice di condotta del partenariato, che abbiamo visto non sempre rispettato in questi anni. Anche qui mi riservo di intervenire con delle correzioni in fase emendativa.
Esprimiamo la nostra perplessità sul legame rafforzato tra politica di coesione e Semestre Europeo, Adesso con l’articolo 15 (nel regolamento attuale, come ben sappiamo, è il famigerato articolo 23), con l’imposizione-purtroppo non cambiata rispetta alla presente programmazione-della macro-condizionalità economica, ovvero la possibilità di sospendere impegni (in prima istanza, e poi anche pagamenti) dei Programmi Operativi alle regioni di quegli Stati che non rispettano le raccomandazioni specifiche per Paese. Vedo che i colleghi Novakov e Krehl hanno tentato di limitare le sanzioni solo agli impegni, e per esempio aggiungendo, all’emendamento 49, l’obbligo da parte della Commissione di informare il Parlamento prima della proposta di sospensione degli impegni. Lo sforzo è apprezzabile, ma credo proprio che interverrò in fase emendativa con un approccio più radicale su questo tema.
La discussione sul cofinanziamento va a mio avviso inquadrata in una discussione più ampia, che tenga conto dell’attuale architettura istituzionale dell’Unione Europea e di norme sulla governance economica.
L’abbassamento della quota di cofinanziamento UE, che passa per esempio da un massimo dell’85% nelle regioni meno sviluppate ad un massimo di 70%, inoltre, rischia di pregiudicare la possibilità di investimenti. E sappiamo benissimo tutti perché, ovvero per via dei ben noti vincoli del Patto di Stabilità e Crescita, su cui da tempo chiediamo di intervenire tramite lo scorporo dei progetti finanziati con I fondi Strutturali dal calcolo del deficit. Mi chiedo come la Commissione possa, da un lato, mantenere una rigidità notevole sul Patto di Stabilita e Crescita e poi chiedere agli Stati Membri, nonché alle autorità regionale e locali, di arrangiarsi con questi tassi molto più bassi rispetto alla attuale programmazione.
Sugli strumenti finanziari, che rivestiranno un’importanza ancora maggiore nella nuova programmazione: la scelta dello strumento deve essere oculata ed effettuata soprattutto in relazione al fattore di rischio. Non possono esserci operazioni speculative e non ha senso ricorrere a strumenti ad elevato rischio come equity, trust fund o alcuni tipi di bond, rincorrendo un potenziale miraggio di un grande effetto leva nell’attrazione dei capitali privati. L’abbiamo già detto in varie occasioni: sarebbe invece utile e sensato impiegare forme di garanzia, di controgaranzia, oppure provvedere a prestiti a tasso agevolato, meglio se con tempi di rientro adeguatamente lunghi e ancora regolare e agevolare forme di crowdfunding e peer-to-peer e social lending.
Interventi e contributi alle discussioni -
BRUXELLES VUOLE STRITOLARE LE REGIONI DEL SUD
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