Nell’ottobre del 2015, nel pieno della crisi economica del Paese, abbiamo dato battaglia al Parlamento Ue perché si attuassero tre misure volte a evitare il rischio che Atene perdesse 2 miliardi delle risorse europee per lo sviluppo regionale. Abbiamo vinto la battaglia. E oggi i fatti ci danno ragione. Ecco il mio intervento in commissione REGI Grazie Presidente. Siamo qui per avere un primo scambio di opinioni sulle conseguenze delle le misure adottate dal parlamento e dal Consiglio nell’ottobre 2015, per le quali io ho votato a favore. Ricordiamo qual’era il contesto: il combinato disposto delle tre misure (l’aumento del tasso di cofinanziamento per i progetti della programmazione 2007-2013 dal 95 al 100%; l’‘early release’del saldo finale, pari al 5% rimanente; la previsione per la programmazione 2014-2020, di un prefinanziamento iniziale supplementare del 7% nei programmi operativi della politica di coesione in Grecia) ha evitato il rischio che circa 2 miliardi di euro venissero persi con il disimpegno automatico per via dei ritardi nella spesa e ha dato una immediata liquidità di un miliardo di euro (oltre ad un ulteriore miliardo nel 2016). Da una prima lettura dalla relazione delle autorità greche, mi sembra di capire che queste misure sono state benefiche non solo per l’assorbimento delle risorse della politiche di coesione, ma per l’economia greca tutta, anche se naturalmente attendiamo poi le conclusioni del rapporteur Arimont. Ritengo giusto chiedere maggiore trasparenza sulla quantità e qualità dei progetti implementati grazie alla modifica regolamentare, ma ritengo altrettanto giusto ricordare a tutti la disastrosa situazione che la troika negli anni precedenti ha provocato nel paese tramite imposizione di manovre lacrime e sangue. La politica di coesione serve e fa quel che può ma permangono, nel Paese, notevolissime preoccupazioni per la situazione di estrema fragilità del tessuto sociale ed economico provocate. Dal 2010 ad oggi la Grecia ha perso un terzo del suo PIL e mezzo milione di persone sono emigrate all’estero. Sono aumentati i problemi abitativi e i bisogni legati allo stato di salute, che riguardano quasi una persona su quattro. La riduzione del potere d’acquisto ha portato all’impoverimento delle famiglie e alla scomparsa di tantissime piccole e medie imprese, il tasso di disoccupazione è al 21 per cento. Ricordiamoci anche di questo, e non solo di PIL, quando valutiamo da Bruxelles l’impatto di determinate ‘riforme’.
Interventi e contributi alle discussioni -
Taglio ai fondi ue per la grecia, abbiamo detto no e avevamo ragione
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