Osservatorio Fondi UE
Osservatorio fondi – aprile-maggio 2019
Casi individuati
Incassano 65mila euro di fondi regionali per un programma di pubblicità, ma è tutto fasullo, 11 aprile 2019
http://www.perugiatoday.it/cronaca/truffa-da-65mila-euro-con-i-fondi-europei-alla-regione.html
Due imprenditori sotto processo per truffa ai danni della Regione con i fondi europei per l’innovazione tecnologica. Secondo l’accusa i due avrebbero percepito i contributi per la realizzazione di un progetto innovativo teso alla creazione di un sistema di mailing e marketing automatizzato. Il bando pubblico stabiliva un programma di investimenti non inferiore a 100mila euro per poter accedere al contributo, consistente in un rimborso di circa il 60% della spesa rendicontata; la società, per poter ottenere il finanziamento pubblico e raggiungere la spesa minima prevista, ha acquistato beni costituiti da software per 20mila euro, computer e altri macchinari per 101mila euro e consulenze per 47mila euro. Tutte fatture fasulle, cioè per cifre mai spese. Il rimborso da 65mila euro, invece, era reale. Alcuni beni acquistati con i fondi pubblici, inoltre, non erano nuovi, come imponeva il bando, ma erano già presenti in azienda e come tali non finanziabili.
Truffa da più di 2 milioni di euro, arrestati imprenditori agricoli, 7 maggio 2019
I militari del Gruppo Carabinieri Forestale di Brescia hanno concluso l’esecuzione di una serie di sequestri finalizzati alla confisca di beni per un valore di oltre 1 milione e 800 mila euro, a carico di due imprenditori agricoli originari del cremonese. I due sono stati arrestati per truffa aggravata ai danni dello Stato, relativamente all’indebita erogazione di contributi europei destinati all’agricoltura, realizzati grazie all’attività di alpeggio dal 2013 al 2017. Sui terreni, sia nel 2016 che nel 2017, degli oltre 200 ovi-caprini presenti sui registri di alpeggio non è mai stata trovata traccia, con un pascolamento solo su carta che se non rendeva certo benefici ambientali al territorio, risultava ottimamente funzionale alla sottrazione di enormi somme di denaro pubblico. L’esito complessivo lascia emergere un quadro alquanto preoccupante, con i territori e l’agricoltura di montagna, già di per sé dotati di un fragile equilibrio, sottoposti ad un vero e proprio assedio da parte di truffatori e speculatori. Un fenomeno quello rilevato, che genera danni enormi alla collettività, oltre che sotto il profilo erariale, le due indagini hanno accertato una frode di circa 2 milioni e mezzo di euro, anche sotto il profilo sociale e ambientale.
Frode sui fondi Ue, denunciati nel Trapanese 36 finti giovani agricoltori, 9 maggio 2019
La Guardia di Finanza di Castelvetrano (TP) ha denunciato 36 persone per falso e truffa aggravata per frodi su fondi destinati all’agricoltura. Le indagini sono cominciate dopo la denuncia di un cittadino della Valle del Belice che aveva deciso di riavviare la sua impresa agricola. Quando ha presentato le istanze per l’ottenimento degli aiuti comunitari ha scoperto che alcuni suoi terreni erano già condotti da un’altra ditta a lui sconosciuta. La Gdf ha scoperto che altre persone, per ottenere indebitamente le contribuzioni, hanno trasmesso all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura atti e attestazioni falsi sulla titolarità del diritto di proprietà o altri diritti reali su terreni agricoli. I finanzieri hanno infatti individuato migliaia di particelle catastali, alcune corrispondenti ad aree demaniali, parcheggi di ospedali, strade e appezzamenti incolti, sulle quali sono stati fatti risultare impiantati fantomatici vigneti o altre surrettizie coltivazioni. In alcuni casi sono stati persino riscontrati contratti di comodato d’uso gratuito di terreni stipulati tra il 2013 e il 2018 intestati a persone decedute.
«In molti casi – dice la Gdf – la truffa è stata effettuata da finti “giovani agricoltori” ed è stata finalizzata, non solo alla percezione diretta dei contributi, ma anche all’ottenimento illegittimo dei cosiddetti “titoli”, riconosciuti agli agricoltori in misura proporzionale all’estensione dei terreni dichiarati come coltivati. Tali titoli, una volta ottenuti fraudolentemente dai truffatori, potevano essere piazzati sul mercato grazie anche ad apposite piattaforme on line alla stregua di ciò che avviene per gli strumenti finanziari nel mercato borsistico. Ad acquistarli erano solitamente agricoltori operanti in altre regioni d’Italia». I fascicoli aziendali falsi, riguardanti terreni per oltre 6.000 ettari, hanno consentito di ottenere fraudolentemente titoli per un valore economico complessivo di 720 mila euro e contributi per un importo complessivo di circa 1,7 milioni di euro, dicono i militari.
Gdf: intascano fondi Ue, tre indagati, 19 maggio 2019
Hanno
dichiarato di lavorare in un terreno agricolo di cui avevano la gestione e
hanno chiesto, di conseguenza, i fondi che l’Unione europea mette a
disposizione per la valorizzazione e il sostegno delle attività imprenditoriali
in campo agricolo. Ma in realtà la loro dichiarazione era falsa. Tre
imprenditori agricoli di Muravera, in Sardegna, tutti appartenenti allo stesso
nucleo familiare, sono stati denunciati dalla Guardia di finanza per truffa. I
tre, dal 2005 al 2018, hanno intascato indebitamente oltre 175mila euro di
contributi europei. “La normativa del settore – spiegano dalle Fiamme
gialle – prevede che gli agricoltori, per accedere ai regimi di sostegno
finanziati della politica agricola comune, devono possedere determinati requisiti,
sulla base dei quali vengono erogate le diverse tipologie di contributo (ad
esempio, l’indennità compensativa per zone svantaggiate, il benessere animale,
i pagamenti agro-alimentari, l’ammodernamento delle aziende agricole, la
partecipazione ai sistemi di qualità alimentare, ecc.)”.
Le dichiarazioni presentate dai denunciati rispettavano la normativa, visto che
attestavano l’esistenza di un titolo giuridico di conduzione dei terreni, ma
dai controlli successivi è emerso che non avevano alcun titolo su quel terreno.
Frode fondi Ue, sequestro di beni a ditta di frutta nel Barese, 20 maggio 2019
Un sequestro conservativo di beni del valore di 350 mila euro è stato eseguito dalla Guardia di Finanza, su disposizione della Corte dei Conti della Puglia, nei confronti di una società di Rutigliano (Bari) operante nel settore del commercio all’ingrosso di frutta e ortaggi freschi. La società avrebbe indebitamente percepito fondi pubblici comunitari, erogati dalla Regione Puglia nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale 2007/2013 – «Filiera Ortofrutticola l’Eccellenza della Frutta Pugliese», per l’ampliamento del proprio stabilimento ortofrutticolo. L’indagine contabile ha accertato che l’amministratore della società «pur omettendo di realizzare le opere previste dal progetto ammesso al finanziamento, aveva incassato quota parte del contributo utilizzandolo per finalità differenti rispetto a quelle previste». Il sequestro ha riguardato tre immobili a Rutigliano e quote societarie, per un valore complessivo di circa 350 mila euro corrispondente alle somme indebitamente percepite.
Caltagirone, maxi truffa all’Ue sui fondi per l’agricoltura: 34 indagati, 31 maggio 2019
La Guardia di Finanza ha eseguito il sequestro preventivo di beni mobili e immobili, fabbricati, unità produttive agricole, quote societarie, conti correnti bancari e denaro contante per oltre 1 milione di Euro, nei confronti di 15 persone ritenute responsabili di truffa ai danni dell’Unione europea. Il provvedimento scaturisce dalle indagini dei Finanzieri della Compagnia di Caltagirone per le quali risultano indagate 34 persone che negli anni dal 2008 al 2016 hanno indebitamente percepito dall’Agenzia Europea per l’Agricoltura (AGEA) oltre 2 milioni di euro di contributi comunitari destinati a sostenere il settore agricolo. Le Fiamme Gialle hanno analizzato centinaia di fascicoli aziendali, hanno ricostruito l’attività di un gruppo affaristico-criminale ben organizzato che si è avvalso della complicità dei funzionari di 11 Centri di Assistenza Agricola (CAA) in tutto il territorio siciliano – Lentini (SR), Caltagirone, Catania (CT), Cesarò (ME), Niscemi (CL), Ragusa (RG), Enna (EN) – che non solo omettevano di eseguire i previsti controlli sulle domande presentate, ma attestavano falsamente la regolarità delle stesse, così concorrendo nella commissione delle frodi da parte degli indebiti percettori di contributi all’agricoltura. Tra le particelle selezionate per ottenere i contributi, oltre a quelle di ignari cittadini, sono state utilizzate anche molte di quelle che individuano terreni di proprietà del Demanio della Regione Siciliana e di numerosi Enti locali – tra i quali i Comuni di Vittoria (RG), Militello in Val di Catania (CT), Alì (PA), Caltagirone (CT), Butera (CL) – le cui amministrazioni erano ovviamente all’oscuro di tutto. Nel sistema fraudolento rientrava anche la programmata costituzione, ad hoc, di decine di imprese agricole per far risultare, solo “cartolarmente”, che le stesse avevano gestito, per ogni annualità delle richieste di contributo, centinaia di ettari di terreno. L’escamotage risultava necessario ad attribuire a tali aziende la proprietà di centinaia di titoli “PAC” (acronimo di Politica Agricola Comune, titolo collegato ad ogni singolo ettaro di terreno coltivato e di valore variabile a seconda del tipo di coltura praticata), requisito fondamentale per poter accedere ai finanziamenti europei. I rappresentanti legali di tali imprese sono stati anch’essi indagati e a 13 società sono stati contestati illeciti in tema di responsabilità amministrativa degli enti.
A titolo informativo
L’Ue ha 267 miliardi di arretrati, l’allarme della Corte dei conti, 2 aprile 2019
https://europa.today.it/lavoro/arretrati-pagamenti-fondi-ue.html
Ci sono 267 miliardi di euro che l’Unione europea si è impegnata a pagare a
Stati, Regioni, ma soprattutto a imprese, cittadini e università. E che ancora
non sono stati saldati. Una differenza, quelle tra impegni e pagamenti, che
fino a una certa soglia rientra nella normale gestione del bilancio. Ma
questa soglia, avverte la Corte dei conti, è stata ampiamente superata. E “potrebbe
comportare notevoli rischi finanziari per il futuro”.
E’ l’allarme lanciato dai giudici contabili dell’Ue nella loro ultima relazione sullo stato di salute delle casse della Commissione europea. I dati fanno riferimento alla fine del 2017: “Il valore dei pagamenti che la Commissione europea dovrà eseguire – si legge nel report – ammontava a 267 miliardi di euro e verosimilmente continuerà ad aumentare. La Corte avverte che ciò potrebbe limitare la capacità della Commissione di gestire future necessità o di evadere future domande di pagamento in tempo. Il rischio è più che concreto se combinato con i timori di una nuova crisi economica. Del resto, è quello che è già successo nel 2011 e nel 2014, ricorda la Corte, quando l’Ue e gli Stati membri si sono ritrovati a mettere mano ai rispettivi portafogli per affrontare “arretrati anomali”.
Palermo: indagata per truffa sui fondi Ue, valuterà i progetti comunitari, 3 aprile 2019
È tra gli indagati di una truffa da 700mila euro sui fondi comunitari per la realizzazione di un innovativo impianto fotovoltaico all’università di Palermo. Quell’impianto, secondo le indagini della Finanza, venne ultimato solo in parte e furono presentate anche fatture false per giustificare spese inesistenti. Adesso, grazie agli stessi fondi comunitari previsti per il 2014-2020, Elizabeth Parisi, fisica e rappresentante legale della “Easy integrazione sistemi srl”, è tra gli esperti economico-finanziari che valuteranno dal punto di vista tecnico alcuni progetti deliberati dal dipartimento regionale delle Attività produttive. Per l’incarico percepirà quasi 12mila euro. Il decreto è del 22 marzo, a firma del dirigente generale Rosolino Greco e ha per oggetto il sostegno all’avanzamento tecnologico delle imprese. I progetti da valutare sono 484, e quattro di questi dovranno essere valutati dalla fisica finita sotto inchiesta per false autocertificazioni che riguardavano l’avanzamento dei lavori in modo da ottenere il saldo del finanziamento. L’accusa è anche di falsa fatturazione per acquisti inesistenti.
La grande rapina all’Europa: scomparsi 1.260 miliardi di Iva,
7 maggio 2019
La più grande rapina del secolo ha numeri da brividi. Più di 1.260 miliardi di euro destinati ai 28 paesi dell’Unione europea sono scomparsi in otto anni tra il 2009 e il 2016 e solo in minima parte sono stati rintracciati. Un fiume di denaro, grande quanto il Pil dell’Australia, che doveva essere incassato dalle autorità fiscali dei paesi europei sotto forma di Imposta sul valore aggiunto (Iva) ma che si è inabissato come un fiume carsico e non è mai riaffiorato in superficie. I soldi dell’Iva che mancano all’appello sono tanti anche se si restringe l’obiettivo all’Italia: 213,8 miliardi di euro in sei anni, tra il 2011 e il 2016. Tecnicamente si chiama “Vat Gap”, dove Vat sta per “Value added tax”, cioè Imposta sul valore aggiunto, e il gap è la differenza tra l’Iva che dovrebbe essere versata e quella che viene pagata realmente. Solo nel 2016 (ultimo anno di cui si hanno dati omogenei) la somma non incassata dal Fisco è stata di 34,8 miliardi in Italia e di 147,1 miliardi nell’intera Unione europea, una cifra di poco inferiore al bilancio della Ue. Solo con le frodi carosello, ogni anno vengono sottratti ai contribuenti europei 50 miliardi di euro. Facendo circolare beni e servizi attraverso i confini interni dell’Unione europea, truffatori, criminali e persino terroristi stanno sottraendo denaro ai bilanci pubblici. Il loro trucco: recuperare tasse che non sono mai state pagate. Il meccanismo della “frode carosello” si basa su operazioni triangolari tra Paesi che appartengono all’Unione europea attraverso l’utilizzo di una o più società che fanno da filtro. I truffatori riescono ad aggirare le leggi sul pagamento dell’Iva negli acquisti intracomunitari, quelli che avvengono tra paesi dell’Unione europea, realizzando operazioni fittizie con il solo scopo di non versare l’Iva e detrarre crediti fiscali inesistenti. Il carosello alla base delle truffe si sviluppa su rapidi movimenti a catena solo a livello formale (di solito la merce non si sposta), grazie proprio all’interposizione di società cartiere (chiamate così perché il loro unico scopo è quello di produrre fatture di carta) e di società filtro (che mirano a complicare la possibilità che la truffa venga scoperta). Queste società non presentano dichiarazioni dei redditi e di solito vengono fatte fallire prima di poter essere raggiunte dai controlli del Fisco.
Politica Coesione – aumentare sforzi contro frodi a danno dei fondi UE,
17 maggio 2019
Secondo la Corte dei Conti europea, nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, gli Stati membri non stanno facendo abbastanza per contrastare irregolarità e frodi nella spesa dei fondi europei per la Coesione. Sulla base delle visite di audit compiute in sette Stati membri – Bulgaria, Francia, Ungheria, Grecia, Lettonia, Romania e Spagna – la Corte dei Conti ha concluso che, nonostante nel ciclo di programmazione le Autorità di gestione dei fondi UE abbiano valutato meglio il rischio di frode nell’uso delle risorse per la Coesione e migliorato le proprie misure di prevenzione, esistono ancora significativi margini di miglioramento. Alcune delle analisi realizzate dalle Autorità risultano infatti poco approfondite, le valutazioni sull’efficacia delle misure antifrode attivate troppo ottimistiche e gli sforzi di individuazione, risposta e coordinamento ancora insufficienti a scoraggiarne gli autori in modo efficace. Tra l’altro, ha rilevato la Corte, gli Stati membri generalmente non dispongono di una politica antifrode specifica e sono poco reattivi riguardo ai casi di frode individuati. Limiti sono stati rilevati anche relativamente ai dispositivi di segnalazione. I giudici UE hanno riscontrato che non tutti i casi vengono segnalati e ciò incide sull’affidabilità dei tassi di individuazione delle frodi pubblicati dalla Commissione europea. Inoltre, le presunte frodi non vengono comunicate in modo sistematico agli organismi competenti e il coordinamento con altri organismi antifrode è insufficiente. [Link al comunicato della Corte dei Conti]
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Dall’estero
Bulgaria: caso frodi in fondi europei, arresti per cinque persone, 3 maggio 2019
In Bulgaria cinque persone sono state detenute per 72 ore e altre due (una donna in Turchia e un’altra persona in uno Stato membro dell’Ue) sono ricercate in relazione alla frode in materia di fondi Ue nell’ambito di un’indagine condotta dalla magistratura. Lo ha confermato il vice procuratore generale della Bulgaria Ivan Geshev, in una dichiarazione alla stampa. Anche il personale del Fondo statale per l’agricoltura (Sfa), coinvolto nell’assegnazione dei finanziamenti è sotto controllo per avere favorito gli illeciti o intrattenuto rapporti irregolari con gli indagati, ha spiegato Geshev. Il magistrato ha precisato che la frode avrebbe riguardato due programmi finanziati dall’Ue tra il 2015 e il 2018: il programma di sviluppo rurale (11,5 milioni di lev, ovvero circa 5,7 milioni di euro, richiesti per un Sfa) e un programma per la ristrutturazione e la riconversione dei vigneti (7 milioni di lev, circa 3,5 milioni di euro). Le società che chiedevano sovvenzioni nell’ambito dei due programmi erano nominalmente estranee ai beneficiari ma c’erano parenti, dipendenti e figli di dipendenti legati al cosiddetto “impero commerciale di Karnobat”, ha spiegato ancora il vice procuratore generale, riferendosi a beni industriali di proprietà dell’imprenditore Minyu Staikov. Quest’ultimo è stato arrestato nell’autunno del 2018 per evasione fiscale e produzione illegale di sigarette, quando è stato accertato che nove giovani, i cui genitori lavorano nelle società di Staikov, si erano registrati come produttori agricoli e avevano beneficiato fraudolentemente di oltre 7 sovvenzioni di milioni di euro nell’ambito di una misura a favore dei giovani agricoltori.
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