Interrogazioni scritte (Written questions), Interventi e contributi alle discussioni -
I prodotti israeliani dai territori occupati andrebbero vietati in Europa, non agevolati
Gli insediamenti illegali di Israele nei territori palestinesi sono una delle cause di questo conflitto senza fine che continua a uccidere innocenti. Nel 2019, una sentenza della Corte di giustizia europea ha stabilito che i beni esportati in Ue e prodotti in tali insediamenti devono riportare chiaramente in etichetta la loro provenienza dai territori occupati. E sempre la Corte, nel 2021, ha accolto il ricorso di un gruppo di cittadini europei che chiede lo stop all’import di questi prodotti, e la cui petizione, che sostengo in pieno, era stata cassata da Bruxelles.
Le basi giuridiche per usare la leva del commercio contro gli insediamenti illegali ci sono. E anche per questo, l’Ue ha stabilito che i prodotti provenienti dai territori occupati da Israele non hanno diritto a un trattamento preferenziale quando vengono esportati da noi. C’è un accordo tecnico tra Bruxelles e Tel Aviv che dovrebbe consentire alle autorità doganali degli Stati membri di identificare tali prodotti in base ai codici postali del luogo di origine e di respingere le richieste di tariffa preferenziale. Tuttavia, ci sono una serie di lacune che vengono sfruttate per aggirare tale limitazione.
Ecco perché ho inviato un’interrogazione alla Commissione per chiedere di fare tutti i passi necessari per far rispettare l’accordo tecnico, a partire da una maggiore trasparenza: occorre rendere pubblici i dati sul funzionamento di tale accordo, come il numero di richieste di preferenza che sono state respinte, il numero di false dichiarazioni di origine e il valore del dazio doganale imposto dagli Stati membri sulle merci provenienti dagli insediamenti.
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