Commissione Regioni (REGI), Interventi e contributi alle discussioni -
Clima, basta ipocrisie: basta fondi ue a industria fossile
L’Europa critica Trump perché si è ritirato dagli accordi di Parigi, ma poi, sotto le belle parole, finanzia la lobby del fossile. Basta ipocrisia. Le risorse dei cittadini europei vadano allo sviluppo sostenibile, alle rinnovabili e alla transizione verso un’economia circolare.
Ecco il mio intervento al Parlamento Ue.
Grazie Presidente. Il tema del rapporto tra COP21 e politica di coesione è di grande interesse per me e il Movimento 5 Stelle, e dunque, dopo il workshop di giugno e lo scambio di oggi, aspettiamo nelle prossime settimane il progetto di parere della collega Vallina per confrontarci costruttivamente su un testo scritto.
Per il momento, esprimerò dunque delle considerazioni di carattere generale sulla COP 21 e poi avanzerò qualche proposta in materia di politica di coesione.
Come tutta la delegazione del Movimento 5 Stelle disse già nel dicembre 2015, non possiamo essere completamente soddisfatti dell’accordo raggiunto a Parigi. Siamo consci che le possibilità di cambiamento devono fare i conti con un’economia reale che non può cambiare dall’oggi al domani e questo sicuramente è l’aspetto peggiore della Conferenza sul Clima. Era chiaro che ci si muovesse all’interno di uno scenario già noto. Era evidente che non ci fosse la volontà di effettuare un cambiamento paradigmatico fatto di scelte coraggiosissime e drastiche. Quello che s’è portata avanti è stata una strategia di riduzione del danno.
Come ben sappiamo l‘obiettivo globale – unico del quale s’è parlato a lungo sui media – è stato identificato in “restare ben al di sotto di un aumento globale delle temperature di 2 gradi centigradi, con tendenza all’1,5° C”. Resta da dire che i piani dei singoli Stati andranno migliorati e poi correttamente implementati per arrivare a questo obiettivo, dato che quelli attuali sono insufficienti: allo stato attuale porterebbero infatti a un +2,7°C.
Se consideriamo i dati del report che l’Office for Disaster Risk Reduction delle Nazioni Unite aveva presentato proprio in occasione della conferenza di Parigi, ci rendiamo conto dell’importanza di un’azione efficace e immediata, almeno per non superare il fatidico grado e mezzo.
Dal 1995, dalla prima Conferenza sul clima – la cosiddetta Cop 1 – oltre il 90% delle maggiori catastrofi sono state causate proprio da uragani, inondazioni, siccità, ondate di calore o altri eventi legati alle estreme condizioni meteorologiche. In questi disastri hanno perso la vita 606.000 vite umane e oltre 4.1 milioni di persone sono rimaste ferite o hanno perso la casa.
E le cose nel 2016 e nel 2017 non sono certo andate meglio, con una serie di eventi disastrosi che hanno colpito pressoché tutto il globo.
Ciò premesso dunque, chiediamoci cosa dobbiamo e possiamo fare, nella politica di coesione per contribuire, anche a noi, a ridurre e limitare quantomeno i danni.
Innanzitutto, come Unione Europea, dovremmo impegnarci per una politica di reale decarbonizzazione e per investimenti massicci in energie rinnovabili. Concordo pienamente con le critiche rivolte a Trump in merito alla sua scellerata decisione di ritirarsi dalla COP21. Ci mancherebbe. Non guardiamo dall’altra parte però, quando vediamo finanziati progetti basati su fonti fossili come quelli dell’EFSI o quando, solo per dirne una, abbiamo il mar Adriatico costellato da piattaforme petrolifere, impegnate per altro nella dannosissima e pericolosissima opera di fracking. Il cambiamento deve iniziare da noi.
Sulla politica di coesione: perché non pensare, come prefigurato anche nel workshop, ad un framework dove la riduzione concreta delle emissioni sia considerata un elemento chiave di valutazione della performance di un Programma Operativo? Perché non immaginare una strategia di investimenti davvero coerente con quella che viene chiamata la traiettoria di decarbonizzazione ‘a lungo termine’ prevista da Parigi?
Le città e le zone rurali devono essere entrambi promotrici di una strategia virtuosa che non puo che partire da massici investimenti nella ‘green technology’, nel trasporto elettrico, negli incentivi ad ambiziosi progetti di decarbonizzazione e di abbandono dei combustili fossili.
E’ nostro dovere provarci, almeno, e portare avanti queste istanze anche nella negoziazioni del framework del post-2020, prima che sia davvero troppo tardi.
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