Questa settimana sono intervenuta in plenaria per parlare dell’effetto dei cambiamenti climatici sulla pesca e l’acquacoltura nei nostri mari.
Il Mediterraneo ne è particolarmente vulnerabile, con conseguenze devastanti sulla biodiversità marina e sulle attività di pesca di intere comunità costiere.
Eppure nella Strategia per la Biodiversità non c’è cenno ad obiettivi concreti che possano rendere la pesca e l’acquacoltura settori resilienti al cambiamento climatico.
I mari e gli oceani di tutto il mondo stanno pagando le gravi conseguenze dal cambiamento climatico. Il mar Mediterraneo, su cui si affaccia il mio paese, purtroppo è un bacino particolarmente vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico, perché si tratta di un mare chiuso e poco profondo che si surriscalda rapidamente, con conseguenze devastanti per la biodiversità marina e intere comunità costiere che dipendono da attività come la pesca.
Questo purtroppo ha ripercussioni particolarmente gravi in paesi come l’Italia, dove circa il 70% della flotta è composto dalla piccola pesca costiera, che dispone di mezzi limitati per far fronte a queste sfide.
La Strategia non fa menzione di obiettivi concreti che possano rendere la pesca e l’acquacoltura settori resilienti al cambiamento climatico.
Come intende la Commissione tutelare il segmento della piccola pesca costiera che può essere volano della gestione sostenibile delle risorse ittiche e che dovrebbe ricevere il
sostegno dell’Unione Europea, ma che sembra invece non essere preso in considerazione dagli Stati Membri, come vediamo regolarmente nell’assegnazione delle possibilità di pesca.
Infine, le aree marine protette, elemento cardine della Strategia per la Biodiversità, possono consentire di aumentare la resilienza degli oceani e dei mari al cambiamento climatico e al tempo stesso offrono la possibilità ai piccoli pescatori, che conoscono bene i nostri mari, di diversificare la propria attività.
Come intende la Commissione incentivare un modello di gestione delle aree marine protette che preveda il coinvolgimento attivo dei pescatori?
E aggiungo che purtroppo il Fondo per gli affari marittimi la pesca e l’acquacoltura – #FEAMPA – non potrà contribuire quanto si sperava per aumentare la resilienza climatica. Il Parlamento aveva infatti proposto che il 25% dei fondi fosse destinato alla protezione della biodiversità. Purtroppo a seguito dei negoziati il consiglio ha eliminato questa disposizione.
La tutela della biodiversità trova comunque uno spazio, anche se limitato, all’interno del Fondo grazie alle disposizioni del Quadro Finanziario Pluriennale, che prevede che, a partire dal 2024, il 7.5 % del bilancio annuale dell’UE dovrà essere destinato agli obbiettivi della biodiversità, e il 10% nel 2026/27.
Commissione Pesca (PECH), Interventi e contributi alle discussioni -
Cambiamento climatico: nelle strategie dell’UE mancano gli obiettivi per proteggere la nostra pesca e acquacoltura
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