Invece di discutere su quali misure adottare per favorire la sostenibilità ambientale ed economica del settore e su quali strumenti dare ai piccoli pescatori per far fronte alla crisi epocale che stiamo vivendo, oggi al Parlamento europeo abbiamo dovuto parlare ancora una volta della pesca a impulsi elettrici.
Meno di due anni fa, grazie a una battaglia che mi ha vista in prima fila, siamo riusciti a bandire questa pratica dannosa per l’ecosistema marino: dal luglio 2021 non saranno più concesse deroghe ai pescherecci (quasi tutti olandesi) che l’hanno utilizzata per anni grazie a una serie scappatoie legali. Per esempio, in barba alle norme sugli aiuti di Stato, il governo olandese versava ai big del settore lauti finanziamenti pubblici sotto forma di risorse per la ricerca scientifica, quando invece erano sussidi veri e propri che consentivano loro di fare concorrenza sleale agli altri pescatori.
Proprio in vista di questa scadenza, le lobby dei Paesi bassi sono tornate alla carica, chiedendo un parere scientifico sulla pesca elettrica nel mare del Nord al Ciem, organismo internazionale consultivo. Questo parere dice tutto e niente (per riassumere grossolanamente: la pesca a impulsi elettrici non è un male in assoluto ma non ci sono abbastanza prove per affermarlo). Sono sicura che tale studio verrà utilizzato per posticipare ancora una volta la fine della pesca elettrica. Ecco perché ho chiesto alla Commissione europea di dare spazio anche ad altre posizioni, sempre basate su evidenze scientifiche. Daro’ battaglia perché questo non avvenga.
Interventi e contributi alle discussioni -
LA PESCA ELETTRICA È STATA BANDITA, LE LOBBY OLANDESI SE NE FACCIANO UNA RAGIONE
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