Osservatorio Fondi UE
Osservatorio fondi – Agosto 2018
Casi individuati
Guardia di Finanza scopre truffa nel campo della Ricerca sulle telecomunicazioni, 1 agosto 2018
http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2018/08/01/AD50xeu-telecomunicazioni_ricerca_finanza.shtml
Il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Genova ha individuato una società di capitali ligure nell’ambito delle attività finalizzate a contrastare gli sprechi di denaro pubblico.
Secondo le prime indagini l’Azienda avrebbe percepito senza averne diritto fondi pubblici per oltre 3,5 milioni di euro.
La società, infatti, oltre a ricevere contributi comunitari e nazionali previsti dal PON (Programma Operativo Nazionale) FESR (fondo europeo di sviluppo regionale) “Ricerca e Competitività” 2007-2013 per circa due milioni di euro, ha anche richiesto un secondo contributo comunitario per un importo di un milione e mezzo di euro, entrambi gestiti dal Ministero dello Sviluppo Economico e destinati ad aziende impegnate nella ricerca tecnologica operanti in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia (regioni previste nell’obiettivo comunitario noto come “Convergenza”).
Corsi di formazione fantasma e falsi bilanci: truffa da 3,5 milioni di euro, 9 agosto 2018
https://www.piacenzaonline.info/corsi-formazione-fantasma-falsi-bilanci-truffa-35-milioni-euro/
I militari del nucleo di polizia economico-finanziaria, coordinati dalla Procura della Repubblica di Piacenza, hanno compiuto diversi accertamenti, anche di natura tecnica, tesi a verificare le cause del dissesto finanziario di alcune società e cooperative emiliane, collegate tra loro, impegnate nella gestione di corsi di formazione e di aggiornamento professionale finanziati con fondi europei e nazionali.
Nel corso delle indagini è stato accertato che una cooperativa piacentina, in critiche condizioni economiche nel corso degli anni aveva iscritto sistematicamente a bilancio attività fittizie riconducibili a corsi di formazione mai svolti. In particolare nel 2013 aveva ceduto un inesistente ramo d’azienda dal valore complessivo di 5,9 milioni di euro a favore della propria società controllante. Quest’ultima, tuttavia, dopo una sola settimana, procedeva alla totale svalutazione del ramo d’azienda appena acquistato. Attraverso tali condotte fraudolente, la cooperativa poteva iscrivere in bilancio ricavi mai conseguiti per coprire le perdite d’esercizio ed evitare così di veder azzerare o ridurre il proprio capitale sociale.
Le normative comunitarie e nazionali prevedono infatti che i finanziamenti erogati nell’ambito della formazione professionale vengano concessi in esito a procedure pubbliche per le quali un soggetto, per poter partecipare a una gara d’appalto, deve dimostrare solidità patrimoniale e affidabilità economico-finanziaria. Con l’iscrizione in bilancio di ricavi inesistenti, avvalorati ancor più dall’operazione straordinaria sopra descritta, la cooperativa piacentina, sull’orlo del fallimento, non solo conservava la propria operatività, ma documentava una situazione patrimoniale assolutamente falsa, simulando il possesso di requisiti economici e finanziari tali da farle ottenere, da una parte, l’indebito accreditamento presso la regione Emilia Romagna (per accedere ai fondi pubblici relativi alla formazione) e, dall’altra, di beneficiare illecitamente di cospicui finanziamenti per la realizzazione dei corsi di formazione e di aggiornamento professionale.
Al termine dell’attività, l’ammontare complessivo dei finanziamenti erogati dalla regione e incassati illecitamente dalla cooperativa dal 2012 al 2016, è risultato essere di oltre 3,5 milioni di euro, a carico del fondo sociale europeo (FSE), del fondo regionale disabili (FRD) e degli incentivi messi a disposizione dalla legge n. 236/93 per i lavoratori dipendenti delle imprese.
I due imprenditori sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per i reati di concorso in truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche e, nei loro confronti, è stata avanzata proposta di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, dei beni per un valore equivalente all’importo delle provvidenze pubbliche indebitamente percepite, ovvero per 3,5 milioni di euro.
Pacchi alimentari, chiesto processo per quattro suore: «Truffa alla Ue», 29 agosto 2018
Truffa aggravata ai danni dell’Unione europea, chiesto rinvio a giudizio per quattro suore dell’ordine di Santa Elisabetta. A chiederlo il PM della procura di Arezzo Iulia Maggiore per due religiose di Arezzo e due di Firenze. Secondo l’accusa, le religiose avrebbero utilizzato pacchi alimentari ricevuti attraverso fondi europei (Fead) destinati all’aiuto degli indigenti destinandoli a strutture convenzionate. I fatti, che risalgono a diverso tempo fa, sono emersi durante un controllo della guardia di finanza aretina, con tanto di foto dei pacchi con il marchio dei fondi europei. Le suore di Sant’Elisabetta respingono completamente i fatti attribuendo a “maldicenze” quanto accaduto.
Sarebbero tre gli istituti dell’Aretino gestiti dalle suore di Santa Elisabetta finiti nell’inchiesta condotta dalla procura di Arezzo che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio, da parte del PM Julia Maggiore, per quattro suore. Si tratta degli istituti di via Venti Settembre e di Policiano nel comune di Arezzo e dell’istituto di Pratovecchio Stia in Casentino. Secondo l’accusa, le religiose avrebbero utilizzato pacchi alimentari ricevuti attraverso fondi europei (Fead) destinati all’aiuto degli indigenti per un valore di ottomila euro, dirottandoli sulle strutture convenzionate da loro gestite. In particolare pacchi per 3.200 euro ad Arezzo, per 2.558 a Policiano (Arezzo) e i rimanenti alla struttura casentinese. I fatti, che risalgono al periodo compreso tra il dicembre 2016 e il 15 novembre 2017, sono emersi durante un controllo della guardia di finanza aretina che ha rilevato l’ipotesi di reato di truffa e di ingiusto profitto per l’ente ecclesiastico. Dal canto loro le suore respingono ogni accusa.
————————————————
Malagestione
Dalla Ue 10,6 miliardi alla Turchia: spariti nel nulla, 13 agosto 2018
https://www.truenumbers.it/turchia/
Sono 10,6 i miliardi che l’Unione Europea ha stanziato per la Turchia dal 2002 al 2020, quando finirà il programma Ipa II.
Ipa sta per Instrumentum per Pre-Accession, di fatto sono le misure finanziate dalla Ue per favorire l’avvicinamento della Turchia ai requisiti economici richiesti per l’accesso all’Unione. Nonostante ormai, dopo la svolta autoritaria e filo-islamica di Erdogan, nessuno più né in Turchia né in Europa pensa veramente che sia vicina un’entrata del Paese nella Ue, il flusso di euro prosegue. Era cominciato nel 2002 con il “Turkey Pre-Accession Instrument” che tra il 2002 e il 2006 ha garantito 1,3 miliardi, che sono diventati però 4,8 tra il 2007 e il 2013 e 4,5 tra il 2014 e il 2020, come mostra il grafico sopra.
Il Parlamento Europeo, specificatamente il dipartimento per le politiche budgetarie, ha effettuato un minuzioso e molto burocratico controllo sui fondi spesi finora.
L’esito è molto tecnico, ma basti sapere che è stato verificato che purtroppo già dal 2009 la commissione Europea aveva ammesso che non vi erano meccanismi per verificare che i progetti proposti e selezionati fossero i migliori per l’utilizzo dei fondi, e non c’erano le basi per effettuare un monitoraggio dell’utilizzo dei soldi.
Già dal 2004 era chiaro alla Commissione che le istituzioni responsabili per il Dis (Decentralised Implementation System), quindi per il controllo sull’implementazione dei progetti, erano sotto-staffati, e da allora, almeno secondo il report del Parlamento Europeo, nonostante i tentativi, non si sono fatti molti miglioramenti, tanto che l’Olaf (l’Ufficio Anti-Frode della Commissione Europea) non risultava in possesso di dati sulle irregolarità riguardanti la spesa dei soldi Ue alla Turchia.
A quanto si sa, il Parlamento Europeo ha preso atto del fatto che appena lo 0,44% dei fondi, corrispondenti a 26.9 milioni di euro, era stato sottoposto a controlli allo scopo di scoprire frodi. E, in effetti, di frodi ne sono state trovate: ben 162 per un totale di 9 milioni di euro.
Le indagini del Parlamento Europeo hanno trovato che regna la più totale confusione sulla reportistica riguardante gli interventi a favore della Turchia: la gran parte dei report non sono pubblici e in ogni caso una citazione dell’impatto dei progetti è riscontrabile solo analizzando a fondo report che sono stati redatti per altri scopi.
Gli “investigatori” del Parlamento europeo incaricati di verificare l’uso di questi fondi hanno trovato nella giungla delle documentazioni della Ue, 472 riferimenti all’impatto dei soldi europei sullo sviluppo della Turchia, ma solo 193, il 41%, contenevano evidenze e dati, e in generale solo il 12% contenevano statistiche e numeri. Tuttavia molto spesso si trattava solo di aneddotica, di singoli dati senza un trend o una serie che potesse dare un’idea precisa di come un indicatore fosse cambiato nel tempo.
A titolo informativo
La corruzione al Sud e i fondi europei: il nesso c’è e si vede, 30 agosto 2018
http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2018/08/30/corruzione-sud-fondi-europei/
Nello studio della Banca d’Italia On the unintended effects of public transfers: evidence from EU funding to Southern Italy gli economisti Ilaria De Angelis, Guido de Blasio e Lucia Rizzica hanno monitorato la spesa dei fondi di coesione dal 2007 al 2014 e raccolti tutti i casellari giudiziari a livello locale in modo da stimare l’impatto dei trasferimenti monetari sul numero di reati di corruzione (colletti bianchi).
Lo studio della Banca d’Italia si concentra sui fondi UE destinati all’Italia meridionale, poiché nel sud Italia è stata impiegata la maggior parte dei fondi destinati al nostro Paese: il 70% del finanziamento nazionale.
Risulta importante evidenziare come l’impatto dei fondi strutturali, in termini di occupazione e aumento del PIL, è generalmente moderatamente positivo in tutti i Paesi dell’Unione Europea. Purtroppo, per quanto riguarda l’Italia, i dati sono meno favorevoli se confrontati con quelli degli altri Paesi UE. Inoltre, tra gli effetti collaterali, è stato riscontrato un più basso grado di cooperazione sociale nell’area ricevente.
Dallo studio risulta che basta un aumento dei fondi pari al 10% per far aumentare dello 0,42% i reati dei colletti bianchi.
L’effetto è risultato essere dieci volte inferiore rispetto a quanto riscontrato in Brasile durante una ricerca analoga (Brollo, Nannicini, Perotti and Tabellini 2013), ed è spiegabile con il fatto che questa tipologia di reato è maggiore nelle economie meno avanzate. Un’altra differenza, rispetto al Brasile, è che in Italia i reati dei colletti bianchi coinvolgono in maniera minore i politici al secondo mandato, rispetto a chi ha la possibilità di essere rieletto. Bisogna tenere presente che i reati dei colletti bianchi coinvolgono sia politici eletti che funzionari pubblici non eletti.
Leggi il pdf
[pdf-embedder url=”https://www.rosadamato.eu/wp-content/uploads/2018/09/osservatorio-fondi-ago-2018.pdf” title=”osservatorio fondi ago 2018″]
Comments are closed











