Ecco le mie domande ai commissari Hogan (Agricoltura) e Vestager (Concorrenza) durante una audizione al Parlamento europeo
Come saprete, già da tre anni è scoppiata in Puglia, nel sud dell’Italia, un’emergenza fitosanitaria legata alla presenza del batterio da quarantena Xylella fastidiosa in alcune piante di ulivo.
Tale emergenza, oltre ad avere ovvie ricadute legate alla sicurezza alimentare stricto sensu con decisioni scaturite dal lavoro del gabinetto del vostro collega Andriukaitis, ha anche avuto non meno gravi conseguenze su piano del commercio, sia in ambito nazionale che in ambito UE ed extra UE.
Per quanto concerne quest’ultimo, da un documento ufficiale dell’Office National de Securité Alimentaires (ONSSA) del Marocco datato 6 aprile 2015 si evince che questo Paese avrebbe sospeso, come forma di precauzione, l’importazione dall’Italia delle piante ospiti di Xylella fastidiosa. Ovvero si tratterebbe di un provvedimento che colpisce non solo tutte le piante potenzialmente ospiti del batterio ma che riguarda tutto il territorio italiano sebbene esistano delle normative, europee e italiane, che definiscono le zone del territorio della repubblica italiana dichiarate indenni da Xylella (la direttiva 2000/29 del Consiglio, la decisione di esecuzione 2015/789 della Commissione con le modifiche e integrazioni successive, le Norme internazionali per le misure fitosanitarie (in particolare la n. 4) e il decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali del 19 giugno 2015) nonché comprovati studi scientifici che eliminano alcune specie dalla lista di piante potenzialmente ospiti, come nel caso della vite.
Come potrete capire si tratta di un commercio con fatturati altissimi: secondo l’organizzazione internazionale del commercio l’export dell’Italia verso il Marocco ammonta a più di 15 milioni di euro nel 2014. Di questi, le “piante vive” ammontano a circa un milione e mezzo di euro.
Mi sembra evidente che l’esclusione a priori di un intero Paese membro quale partner commerciale ed esportatore di tantissimi prodotti agricoli potrebbe configurarsi come una violazione della competition policy europea, a favore di altri stati membri esportatori degli stessi prodotti.
Tra l’altro nel caso di specie, la stessa Commissione europea ha visto del tutto ignorata una sua decisione da parte di un paese terzo.
Il problema l’ho già sollevato illo tempore al suo collega Andriukaitis ma la risposta è stata semplicemente che questa non è tra le competenze del suo portafoglio.
Adesso, Le chiedo e spero di essere più fortunata:
1) cosa può fare attivamente la Commissione europea per garantire non solo il rispetto di una propria normativa ma per difendere anche un settore commerciale di un suo Stato membro evitando così eventuali squilibri e concorrenze sleali all’interno dell’unione stessa?
2) è possibile in casi come questo, qualora non si riesca ad agire bilateralmente ed in tempi rapidi con il paese terzo, prevedere delle misure compensatorie nei confronti dello stato membro colpito e del settore in questione?
Grazie per la collaborazione
Ambiente, Comunicati Stampa, Puglia, Salute
XYELLA, L’UE DIA RISPOSTE ALLE RICADUTE COMMERCIALI SULLA PUGLIA
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