Commissione Regioni (REGI), Interventi e contributi alle discussioni -, Sviluppo
Vuoi i fondi ue? Applica le nostre politiche di austerity
E’ quello che vuole Bruxelles, con il sostegno dei soliti falchi del rigore. #StopAusterity, Ecco il mio intervento:
Nella relazione pubblicata ad aprile sulle regioni dell’UE in ritardo per quanto riguarda la crescita e la ricchezza si evidenziano 47 regioni di otto Stati membri (Bulgaria, Grecia, Spagna, Ungheria, Italia, Polonia, Portogallo, Romania) a basso reddito – in cui il PIL pro capite è in crescita, ma è ancora inferiore al 50% della media dell’UE.- e bassa crescita- con un PIL pro capite fino al 90% della media UE, ma una persistente mancanza di crescita,per una popolazione complessiva di 83 milioni di abitanti (circa 1 europeo su 6).
Le regioni a basso reddito sono tutte dell’Europa dell’est, mentre quelle a bassa crescita sono quasi tutte dell’Europa meridionale (Mezzogiorno, Spagna, Portogallo. Grecia),
La Commissione in questo report analizza le criticità correnti e tenta di individuare dei percorsi per sostenere le strategie di crescita a livello regionale con l’aiuto dei fondi UE.
Devo dire che, a livello di “diagnosi”, mi trovo in gran parte d’accordo con la relazione, e dunque con l’identificazione delle 5 cause che provocano il famigerato ‘ritardo’ delle regioni in questione:
- la crisi economica di questi ultimi 10 anni, con i relativi squilibri macroeconomici che mettono a rischio il percorso di decadi di politiche di coesione;
- il tasso molto basso di occupazione e di persone che hanno completato un percorso di istruzione superiore
- sistemi di ricerca e innovazione poco sviluppati, con pochi collegamenti tra mondo dell’istruzione e mondo e lavoro, anche a causa di un ‘capacità istituzionale e amministrativa’ particolarmente scadente
- l’emigrazione in massa, soprattutto di giovani già formati, e il conseguente spopolamento di intere aree, con un preoccupante calo demografico
- il calo degli investimenti pubblici e privati.
- Sulle soluzioni proposte: bene il rafforzamento delle strategie di specializzazioni intelligente, la riduzione del gap di alcune infrastrutture (penso, per dire ad alcune regioni dove abbiamo ancora la monorotaia) e gli investimenti nell’istruzione al fine di aumentare l’attrattività e la voglia di restare per il preziosissimo capotale umano che abbiamo a disposizione.
Com’è ovvio, non posso invece trovarmi d’accordo con la soluzione-che, nonostante tutto quel che è successo in questi dieci anni-la Commissione ci ripropone, ovvero il rafforzamento del legame della politica di coesione col semestre europeo e le riforme strutturali, soprattutto in ambito lavorativo. Avremo avuto, in questi tre anni, decine di volte questa discussione e francamente mi sfugge il motivo per cui, persino dopo la farsa delle ‘sanzioni-zero’ a Spagna e Portogallo l’anno scorso, dovremmo continuare ad insistere con il famigerato articolo 23 o con meccanismi simili, che peggiorerebbero solo la situazione.
Vedete, io vengo da una delle regioni in questione, la Puglia, nel Mezzogiorno. Abbiamo una pagina interamente dedicata ai dati del mezzogiorno e dell’italia , a pag.12 del report, dove si descrive che nel solo periodo tra 2008 e 2014 il calo degli investimenti pubblici nel mio paese è stato del 27%,, con una riduzione del PIL del Mezzogiorno di quasi 4 punti percentuali (meno di 2 nel resto d’Italia).
Ora, io non voglio nascondere, per così dire, la polvere sotto il tappeto. Siamo ben consci che negli anni l’Italia e il Sud in particolare hanno ricevuto decine di miliardi di aiuti dalla politica di coesione e che buona parte della responsabilità dello sfacelo attuale va imputata ad una classe politica e dirigente che a tutti i livelli-nazionale, regionale, degli enti locali-ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza.
Allo stesso tempo, tuttavia, da parte dell’UE, sono state imposte delle regole, come quelle sul deficit e sul debito, del tutto inutili e anzi controproducenti.
La Commissione ci descrive un calo degli investimenti? Perché finalmente non attuare lo scorporo del cofinanziamento nazionale dei progetti finanziati con i fondi strutturali dal calcolo del deficit nell’ambito del Patto di Stabilità e Crescita? I cittadini, e le istituzioni più vicine a loro, si aspettano questi tipi di segnali per il post-2020, non misure punitive come la sospensione dei fondi.
Altro esempio, e concludo: nel Mezzogiorno abbiamo un forte problema a livello di capacità istituzionale e amministrativa, oltre che di corruzione, soprattutto in determinate realtà, purtroppo. Potenziamo innanzitutto delle misure antifrode come Arachne, e facciamo sì che, sempre nell’ottica di un giusto bilancio con la dovuta semplificazione, ci sia per una totale indipendenza funzionale (e non solo sulla carta, dunque), tra Autorità di gestione, certificazione, audit.
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