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FondiAMO, Risorse in MoVimento – la V° edizione
FondiAmo: Risorse in MoVimento è un progetto che nasce per favorire quanto più possibile una concreta conoscibilità dei fondi, delle loro finalità e delle modalità da seguire per parteciparvi. Nasce da un’idea di Fabio Massimo Castaldo per dare una risposta concreta alle tante richieste di informazioni da parte di moltissimi cittadini, sia durante che dopo le elezioni europee del 2014.
Giunto al V° Workshop, l’evento 2018 si svolge tra il 7 e il 9 novembre. Ho preso parte all’apertura dei lavori insieme all’On. Castaldo e a Barbara Lezzi, Ministro per il SUD del Governo italiano.
Ecco un report del mio intervento:
In quanto coordinatrice del gruppo nella commissione per lo Sviluppo Regionale, vorrei darvi alcune note di contesto riguardo lo stato dell’arte dei tre provvedimenti legislativi principali in esame: Cooperazione Territoriale (INTERREG), Fondo Europeo Sviluppo Regionale (FESR), Regolamento Disposizioni Comuni (CPR).
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Sulla tempistica innanzitutto: abbiamo già depositato gli emendamenti per i tre files, e dovremmo votare in commissione tra dicembre e gennaio. Non è ancora chiaro se ci saranno davvero dei triloghi (incontri tra Parlamento, Consiglio e Commissione) il prossimo anno, o se andremo solamente in plenaria a chiedere il mandato negoziale, e dunque i triloghi avverrebbero solo con il nuovo Parlamento, a partire da luglio 2019. Tutto dipende dal Consiglio, e dall’accordo sul Quadro Finanziario Pluriennale.
In ogni caso, la nostra commissione esprimerà sicuramente una posizione e tra novembre e dicembre saremo in tutte le riunioni di negoziazione per difendere i nostri punti.
Alcune considerazioni introduttive:
Nella proposta sul nuovo quadro comune 2021-2027, gli 11 Obiettivi Tematici dell’attuale ciclo di programmazione sono concentrati in 5 Obiettivi di Policy:
- Una Europa più smart, attraverso l’innovazione e il sostegno alla trasformazione industriale, in particolare delle PMI più dinamiche, attraverso le Strategie di Specializzazione Intelligente;
- Una Europa più verde e low carbon;
- Una Europa più connessa, nella mobilità e nelle connessioni digitali;
- Una Europa più sociale, implementando il pilastro europeo dei Diritti sociali;
- Una Europa più vicina ai cittadini, attraverso progetti di sviluppo locale integrato
La Commissione propone un sistema di assegnazione delle risorse, basato ancora prevalentemente sul PIL pro capite, ma che include anche nuovi criteri per tutte le categorie di regioni – disoccupazione giovanile, basso livello di istruzione, cambiamento climatico e accoglienza e integrazione dei migranti – al fine di rispecchiare meglio la situazione socioeconomica sul terreno (la proposta di criteri è contenuta negli annessi del Regolamento)
Secondo la proposta, l’Italia, beneficerebbe di 38,5 miliardi di Euro (ovvero quota comunitaria di FESR +FSE a prezzi costanti 2018) in aumento, secondo alcune prime stime, di circa il 6% rispetto alle risorse della programmazione 2014-2020.
Naturalmente, faremo in modo sia in sede di parlamento sia di Consiglio che questi criteri di allocazione, contenuti negli annessi del Regolamento disposizioni Comuni, non vengono emendati in un senso sfavorevole per il nostro Paese.
I Fondi, rivolti a tutte le Regioni europee, continueranno ad essere allocati in 3 categorie di regioni:
- Regioni meno sviluppate: regioni con un Pil pro capite minore del 75% della media dell’EU a 27
- Regioni in transizione: regioni con un Pil pro capite tra il 75% e il 100% della media dell’EU a 27
- Regioni più sviluppate: regioni con Pil pro capite oltre il 100% della media dell’EU a 27
Secondo le stime sulla media del PIL 2014-2016, per quanto riguarda l’Italia nel primo gruppo (ritardo di sviluppo) rientrerebbero 7 regioni del Mezzogiorno;
(Basilicata, Calabria, Campania, Molise Puglia, Sardegna e Sicilia); nel secondo (Transizione) rientrerebbero Abruzzo, Umbria e Marche; nel terzo (più sviluppate) le restanti regioni del Centro Nord.
Il tasso di cofinanziamento europeo previsto è:
- Regioni meno sviluppate: non più alto del 70% (minimo 30% di cofinanziamento nazionale)
- Regioni in transizione: non più alto del 55% (minimo 45% di cofinanziamento nazionale)
- Regioni più sviluppate: non più alto del 40% (minimo 60% di cofinanziamento nazionale)
PUNTI FONDAMENTALI CPR:
Proponiamo di aumentare il più possibile la sinergia tra Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale-ad oggi esclusa dalla cornice del Regolamento Disposizioni Comuni- e il resto dei Fondi Strutturali. Un cambio di tale portata rispetto alla attuale programmazione rischia di stravolgere ratio e obiettivi del sopracitato fondo.
Esprimiamo scetticismo nella possibilità di trasferire fondi dalla coesione alla continuazione dell’EFSI, ovvero InvestEU. È a mio avviso essenziale che sia introdotto, anche qualora, come dice la Commissione, il trasferimento sia opzionale, un vincolo di tipo territoriale o riferito alla categoria di regione nello stesso Stato Membro interessato
Necessario un intervento sul codice di condotta del partenariato affinché i partner economici e sociali siano coinvolti dall’inizio alla fine nella varie fasi di elaborazione programmazione attuazione valutazione dei Programmi
Esprimiamo la nostra perplessità sul legame rafforzato tra politica di coesione e Semestre Europeo, Adesso con l’articolo 15 (nel regolamento attuale, come ben sappiamo, è il famigerato articolo 23), con l’imposizione-purtroppo non cambiata rispetta alla presente programmazione-della macro-condizionalità economica, ovvero la possibilità di sospendere impegni (in prima istanza, e poi anche pagamenti) dei Programmi Operativi alle regioni di quegli Stati che non rispettano le raccomandazioni specifiche per Paese
Cofinanziamento abbassato rispetto a programmazione 14-20 (nella proposta della Commissione, si propone per esempio di abbassare cofinanziamento regioni meno sviluppate dal massimo del 85% al 70%):
La discussione sul cofinanziamento va a mio avviso inquadrata in una discussione più ampia, che tenga conto dell’attuale architettura istituzionale dell’Unione Europea e di norme sulla governance economica.
L’abbassamento della quota di cofinanziamento UE, che passa per esempio da un massimo dell’85% nelle regioni meno sviluppate ad un massimo di 70%, inoltre, rischia di pregiudicare la possibilità di investimenti. E sappiamo benissimo tutti perché, ovvero per via dei ben noti vincoli del Patto di Stabilità e Crescita, su cui da tempo chiediamo di intervenire tramite lo scorporo dei progetti finanziati con I fondi Strutturali dal calcolo del deficit. Mi chiedo come la Commissione possa, da un lato, mantenere una rigidità notevole sul Patto di Stabilita e Crescita e poi chiedere agli Stati Membri, nonché alle autorità regionale e locali, di arrangiarsi con questi tassi molto più bassi rispetto alla attuale programmazione
–Strumenti finanziari: Sugli strumenti finanziari, che rivestiranno un’importanza ancora maggiore nella nuova programmazione: la scelta dello strumento deve essere oculata ed effettuata soprattutto in relazione al fattore di rischio. Non possono esserci operazioni speculative e non ha senso ricorrere a strumenti ad elevato rischio come equity, trust fund o alcuni tipi di bond, rincorrendo un potenziale miraggio di un grande effetto leva nell’attrazione dei capitali privati. L’abbiamo già detto in varie occasioni: sarebbe invece utile e sensato impiegare forme di garanzia, di controgaranzia, oppure provvedere a prestiti a tasso agevolato, meglio se con tempi di rientro adeguatamente lunghi e ancora regolare e agevolare forme di crowdfunding e peer-to-peer e social lending.
SU FESR:
La valutazione della proposta del nuovo regolamento FESR e Fondo di Coesione non può prescindere da un dato fondamentale su cui credo sia opportuno riflettere. Come ricordato anche dalla Commissione, in numerosi Paesi il FESR e il Fondo di Coesione rappresentano almeno il 50% degli investimenti pubblici.
Nella valutazione di impatto presentata dalla Commissione, si sottolinea come nella maggior parte delle regioni lee strategie di specializzazione intelligente costituiscono un quadro strategico coerente per gli investimenti e apportano un valore aggiunto. In realtà tuttavia questi benefici si fanno sentire, come descrive la valutazione di impatto, soprattutto nelle regioni più sviluppate, e dobbiamo dunque lavorare per ottenere maggiori risultati in tutte le regioni.
Mi sembra positivo il cosiddetto ‘earmarking’ del 6% del FESR sullo sviluppo urbano, anche se io innalzerei questa quota percentuale. Molte delle sfide dell’Unione, dall’integrazione dei migranti alla lotta all’esclusione sociale, possono essere meglio affrontate a livello delle città e delle aree metropolitane. Da qui la decisione, che condivido nella proposta della Commissione, anche di prevedere uno strumento apposito, la European Urban Initiative, per la cooperazione tra le città negli ambiti tematici dell’Agenda urbana dell’UE (immigrazione, qualità dell’aria, povertà, transizione energetica, ecc).
Mi trovo anche d’accordo con il supporto delle strategie introdotte nella programmazione 2014-2020 e sviluppate a livello locale nella forma degli Investimenti territoriali integrati e mediante lo Sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD). Il coinvolgimento degli attori economici e sociali a diverso livello, in compartecipazione con le autorità regionali e locali, mi sembra fondamentale sia in fase di programmazione-con l’applicazione concreta e non formale del principio del partenariato, sia in fase di attuazione di strategie.
La nota critica, come espressa anche diversi colleghi di commissione, riguarda la quota di concentrazione tematica FESR su obiettivo tematico a livello nazionale, che ci preoccupa abbastanza, in quanto nella pratica potrebbe essere molto difficile da raggiungere. Tramite diversi emendamenti, abbiamo proposto, (come il relatore Cozzolino), una maggiore flessibilita con ripartizione su basa regionale, che mi sembra molto più ragionevole
Mi sembra positiva invece l’individuazione, nella proposta della Commissione, di una lista di iniziative non finanziabili perché non coerenti con le finalità della futura politica di coesione: discariche, infrastrutture aeroportuali, industria del tabacco, decomissioning delle centrali nucleari.
Faremo particolare attenzione, durante i negoziati, all’aspetto ambientale, che nel passaggio parlamentare non deve certamente essere stavolto, specie per mano dei grandi gruppi.
Mi sembra importante anche enfatizzare l’importanza del FESR e del Fondo di Coesione per i diritti delle persone con disabilità, facilitando il passaggio dalla cosiddetta ‘institutional care’ alla family and community care, al fine di evitare la ghettizzazione e di promuovere invece l’inclusione sociale di queste persone, che non devono essere considerato un peso ma un valore per tutti, in linea con la Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità e con il suo relativo protocollo opzionale. Questo è presente nella proposta della Commissione, ma lo specificheremo ancora meglio, ove possibile.
Per ultimo, una nota di preoccupazione sulle sinergie, che, per questioni inerenti alla quantità di fondi, riguarderebbe soprattutto il FESR. Se naturalmente non possiamo che essered’accordo su sinergie virtuose con il nuovo Horizon (l’iniziativa Seal of Excellence, che noi abbiamo apprezzato, ne è un esempio), ritroviamo una grossa criticità invece sulla proposta di lasciare agli Stati Membri la possibilità di dirottare il 5% dei Fondi di coesione sul Juncker 3.0, il cosiddetto InvestEU. Come già detto, lo troviamo rischioso, a meno di non vincolare geograficamente alla stessa regione o categoria di regioni l’allocazione da trasferire.
SULLA PESCA
Il settore della pesca in Europa genera più di 5 miliardi di posti di lavoro con una tendenza in crescita.
Per molte comunità costiere la pesca rappresenta l’unica fonte di sostentamento nonché una risorsa indispensabile per il mantenimento delle tradizioni locali e dello sfruttamento sostenibile degli stock.
Una politica di supporto finanziario da parte dell’Unione europea è uno strumento chiave per il raggiungimento degli obiettivi Europa 2020.
Ma prima di tutto occorre semplificare.
Fino ad ora in Italia le restrizioni alla pesca e una burocrazia inutilmente complessa hanno alimentato un sistema in cui pochi hanno guadagnato tanto, mentre la maggioranza dei piccoli pescatori è stata ridotta alla fame.
Dobbiamo stabilire priorità strategiche e un maggior coordinamento con gli altri fondi UE, tenendo a mente che il FEAMP nasce per i pescatori!
Laddove si riscontra una riduzione di sforzo di pesca allora è proprio lì che i fondi devono agire!
Come?
Attraverso prestiti per favorire gli investimenti a bordo, il ricorso al microcredito, per i pescatori e le loro famiglie per diversificare le fonti di reddito con attività complementari, o ancora garanzie utilizzabili per sbloccare prestiti per investimenti considerati troppo rischiosi.
Alla luce della persistente crisi economica e delle condizioni avverse che toccano il settore soprattutto nel sud Europa, queste sono solo alcune delle nostre priorità che portiamo avanti attraverso il nostro lavoro a Bruxelles.
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