Colleghi, come ben sappiamo, nel 2015 la Commissione europea ha adottato il pacchetto di misure sull’economia circolare per aiutare le imprese e i consumatori europei a compiere la transizione verso un’economia più forte e più circolare, in cui le risorse siano utilizzate in modo più sostenibile, incrementando il riciclaggio e il riutilizzo e arrecando vantaggi sia all’ambiente che all’economia.
La politica di coesione, con ben 5,5 miliardi assegnati a questo obiettivo, gioca un ruolo fondamentale in questo quadro ed appare dunque imprescindibile una valutazione dell’uso di questi fondi nei diversi Programmi operativi dei Paesi membri, anche al fine di indirizzare la fase negoziale per il post-2020.
Altrettanto importante è valutare la sinergia dei fondi di coesione con quelli di Horizon (650 milioni di euro circa allocati ai vari progetti) e con ulteriori fondi degli Stati Membri risultanti in investimenti nell’economia circolare a livello nazionale.
Nel gennaio 2017 la Commissione ha presentato una sua relazione dove illustrava alcune delle proposte legislative derivanti dall’action plan, ed in particolare la proposta legislativa sui rifiuti, sulla vendita di beni online, sui concimi, sui patti per l’innovazione.
Proprio perché parliamo in questa sede di attuazione, mi vorrei però soffermare sull’esito finale del negoziato sul pacchetto rifiuti, proprio perché a mio avviso è necessario un cambio di passo notevole per avere dei risultati tangibili, e il cambio di passo deve essere dato, come spiego qui sotto, dagli Stati Membri.
Proprio un mese fa, nel dicembre 2017, dopo un lungo negoziato il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno trovato un accordo sul cosiddetto pacchetto rifiuti1. Rispetto agli obiettivi ambiziosi che ci si era posti, il compromesso è al ribasso. Gli Stati Membri hanno fatto muro contro un cambiamento vero nella gestione dei rifiuti municipali e contro una veloce transizione verso l’economia circolare. La nuova legislazione riguarda solo i rifiuti municipali, cioè il 10% circa di quelli generati dalle nostre economie industriali. Il compromesso è un primo timido passo in avanti, e noi come delegazione del Movimento 5 Stelle speravamo in più coraggio.
IL RICICLO
Il testo finale fissa gli obiettivi al riciclo dei rifiuti municipali al 55% entro il 2025, al 60% (entro il 2030) e al 65% entro il 2035, mentre il Parlamento aveva richiesto di arrivare al 60% nel 2025 e al 70% nel 2030.
Ci sono inoltre nuovi obiettivi specifici per materiale, sicuramente rivisti al rialzo rispetto alla legislazione del 2008, ma ancora poco ambiziosi: ad esempio, per il 2025, gli obiettivi di riciclo sono fissati al 50% per la plastica (il PE chiedeva il 60%) , al 25% per il legno (il PE chiedeva l’80%), al 50% per l’alluminio (il PE chiedeva l’80%), al 70% per il vetro (anche qui il PE chiedeva l’80%) e al 75% per la carta e il cartone (contro la richiesta del PE che voleva fissare il target al 90%).
LE DISCARICHE
Il risultato peggiore del negoziato riguarda la messa in discarica dei rifiuti: qui il Parlamento aveva chiesto un limite massimo del 5% entro il 2030, mentre il compromesso finale fissa il target al 10% e concede agli Stati tempo fino al 2035. Sono stati inoltre cancellati gli obiettivi di preparazione al riuso proposti dal Parlamento Europeo che avrebbero avuto un impatto positivo sulla riduzione dei rifiuti e sulla creazione di posti di lavoro.
RIFIUTI ALIMENTARI
Secondo la Commissione europea, ogni anno vengono sprecati in tutti gli Stati europei 88 milioni di tonnellate di alimenti, pari a 173 kg di alimenti a persona. I costi di questo spreco sono stimati in circa 143 miliardi di euro. Un recente rapporto sostiene che per ogni euro investito nella riduzione dei rifiuti alimentari vengono risparmiati ben 14 euro. Nonostante questo, il Consiglio ha accettato l’obiettivo di riduzione dei rifiuti alimentari del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030 proposto dal Parlamento Europeo. Di fatto, sono obiettivi non vincolanti anche se gli Stati Membri dovranno inviare alla Commissione europea un report sulle quantità di rifiuti alimentari.
Questo è solo un esempio che mostra come la volontà politica a tutti i livelli debba essere diversa e molto più ambiziosa, con un reale protagonismo e coinvolgimento delle regioni e autorità locali.
Dobbiamo lottare per target più ambiziosi, al fine di creare nuovi posti di lavoro, risparmiare molte tonnellate di CO2 e anche generare un reale e importante impatto economico sostenibile. Lo dobbiamo a noi e lo dobbiamo soprattutto alle generazioni future.
Ambiente, Comunicati Stampa, Interventi e contributi alle discussioni -
rifiuti in discarica, m5s contro l’ostruzionismo degli stati membri
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