Sul destino dell’ex #Ilva sembra sempre più chiaro che è questo il momento di cambiare pagina. Da più parti arrivano dichiarazioni in questo senso. Certo, fanno effetto e imbarazzano i video delle polveri rosse, un appuntamento a cui i tarantini sono abituati, e che fa il giro del mondo in video. Ma quello che gli irriducibili del fossile non riescono più a nascondere è che oggi tenere in piedi una fabbrica che non dà nemmeno lavoro non conviene a nessuno e aumenta il rischio sanitario.
È un bene che si inizi a parlare di #idrogeno (mi riferisco a quello verde, non ottenuto da fonti fossili) e di una svolta Green dell’industria europea, purchè la strada sia davvero questa. Del resto sarebbe in linea con le indicazioni dello studio TRI.0, che ho lanciato nel 2018 ma che viene da molto lontano perché affonda le sue radici nelle previsioni e nelle teorie di Jeremy #Rifkin, che oggi vedono un’accelerazione dovuta alla congiuntura economica e sanitaria.
Ma in TRI.0, parlando di prospettive diverse per Taranto, offriamo soprattutto degli spunti concreti su cosa potrebbe essere l’Hub tecnologico Green.
Ecco tre esempi che trovate sul sito
Un parco tecnologico di ricerca, progettazione e costruzione di tecnologie che usano l’idrogeno con fonti rinnovabili (da realizzare col supporto di Università, Politecnico ed enti di ricerca).
Le aree destinatarie di tale parco sono preferibilmente discariche e siti contaminati. Nel parco è prevista la produzione di biometano (CO2+H2) per la rete gas e lo sviluppo del mercato del battery pack per ricariche dei telefoni.
Un laboratorio in scala naturale per le tecnologie di #bonifica di terreni ed acque, destinato alla creazione di tecnologie e processi sostenibili di bonifica dei siti contaminati. il LAB potrebbe avere una cabina unica di regia tra: ISPRA, ARPA, CNR, ASL, Politecnico e Università, e il Commissario Straordinario per le Bonifiche.
Le innumerevoli applicazioni del 3D sviluppate in un polo unico e condiviso per la progettazione e realizzazione di hardware, software e nuovi materiali (coinvolgendo le filiere del riuso e del recupero dei rifiuti). Università, Politecnico e anche CNR, Enea potrebbero (e dovrebbero) offrire un grande supporto con l’istituzione di specializzazioni ad hoc.
#tarantotrizero
Ambiente, Lavoro, Sviluppo, Taranto
Taranto, un’altra città può fiorire, oltre il fossile
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