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Le mani della mafia sul pnrr, e il governo gli lascia le porte aperte. ue intervenga
Uno degli impegni cardine del Pnrr dovrebbe essere quello di proteggere queste fondamentali risorse per la ripresa e il rilancio del Paese dalle mani delle mafie. Il governo Draghi sta facendo esattamente l’opposto. Il decreto-legge 152/2021, varato con lo scopo dichiarato di contrastare le infiltrazioni mafiose, da un lato aumenta il carico burocratico sulle prefetture, dall’altro, nel nome della semplificazione, apre all’erogazione delle risorse anche ai soggetti privi di documentazione antimafia. Una vergogna contro la quale ho chiesto alla Commissione europea di intervenire.
Il decreto, infatti, introduce procedure che accentrano le responsabilità nelle Prefetture, aumentando il loro carico di lavoro e complicando la situazione già caratterizzata dalla carenza di personale. Vi è, inoltre, un allargamento delle maglie entro cui si possono insinuare le mafie, come i cambi di denominazione e di sede, mentre sono in corso le istruttorie prefettizie.
Il decreto prevede inoltre un rafforzamento del ruolo del Prefetto per valutare l’eventuale occasionalità di infiltrazione mafiosa in una ditta. D’altra parte la società che si oppone alla valutazione del Prefetto ha la possibilità di presentare ricorso al tribunale delle misure preventive per un’altra valutazione, producendo un allungamento del procedimento amministrativo.
Tale passaggio potrebbe consentire alle stazioni appaltanti e agli enti erogatori di finanziamenti pubblici di procedere con l’erogazione in assenza di documentazione antimafia, trascorsi 45 giorni dalla richiesta con l’inserimento di una clausola di risoluzione.
È evidente che tali lacune aprono la porta alle infiltrazioni mafiose. Nella mia interrogazione alla Commissione chiedo di accertare se il decreto tuteli o meno gli interessi finanziari dell’Unione e se l’Italia abbia indicato le autorità competenti per la prevenzione, l’accertamento, l’indagine o il perseguimento dei reati.
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