Commissione Agricoltura (AGRI), Comunicati Stampa
I PASTORI SARDI HANNO RAGIONE: BASTA PRATICHE SLEALI SULLA PELLE DEL MADE IN ITALY
La battaglia degli allevatori di pecore in Sardegna non riguarda solo l’Isola o quel settore specifico, ma riguarda tutti noi. E l’Europa intera.
Le produzioni di qualità, che rappresentano il cuore pulsante dell’agroalimentare italiano, si basano sui piccoli agricoltori, che sono schiacciati dalla concorrenza globale da un lato, e dalle pratiche sleali della filiera alimentare dall’altro. Dobbiamo rompere questa tenaglia, e lo si deve fare partendo dal livello europeo.
E’ inaccettabile che le regole del gioco nell’Ue siano diverse da Paese a Paese, con il risultato che in Italia arrivino materie prime a costo stracciato dall’Est che consentono all’industria di imporre prezzi alla produzione totalmente insostenibili.
Ed è inaccettabile che la stessa industria possa sforare le regole incorrendo in sanzioni irrisorie come successo con i produttori di pecorino romano in Sardegna: hanno preferito aumentare la produzione sapendo che le multe da pagare sarebbero state ampiamente compensate dalle vendite. E adesso vogliono rifarsi sui piccoli produttori abbassando il prezzo del latte. Questa è una pratica sleale che va fermata una volta per tutte.
E’ quello che stiamo facendo al Parlamento europeo, dove il Movimento 5 Stelle ha lavorato per mettere a punto una direttiva contro le pratiche sleali nel settore agroalimentare che protegga davvero gli agricoltori da industria e grande distribuzione. Il testo sarà votato a marzo a Strasburgo. Il M5S sarà in prima linea per evitare che vi siano colpi di coda da parte delle lobby dei big agroalimentari.
Al contempo, serve una risposta immediata per venire incontro alla situazione di crisi dei pastori sardi: il governo ha già detto che la strada è quella di aiuti al settore. E’ la strada giusta. Bruxelles lo comprenda e non tiri fuori la questione degli aiuti di Stato: chi è vittima di concorrenza sleale, dovrebbe essere garantito dalle leggi Ue sulla concorrenza. E non il contrario.
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