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Promuovere la pesca artigianale e sostenibile
Ecco le mie proposte al Parlamento europeo per ottimizzare la filiera ittica in Europa. E soprattutto al Sud.
Con l’evolversi delle tecnologie e della domanda dei consumatori, le catene del valore nel settore della pesca hanno iniziato a diventare sempre più complesse e globalizzate. I produttori primari, pur svolgendo un ruolo fondamentale all’interno di queste catene, non sempre beneficiano del valore aggiunto che viene generato nelle fasi successive della catena. In molti casi, nemmeno altre imprese locali, quali impianti di trasformazione o ristoranti, sono in grado di capitalizzare questa risorsa locale poiché le catture vengono acquistate dai grossisti e spedite direttamente su mercati lontani.
Ogni singola specie, proveniente da ogni singolo peschereccio o allevamento, ha una sua specifica catena del valore in funzione del metodo di produzione, della qualità del prodotto, dei canali di commercializzazione utilizzati e degli “intermediari” coinvolti. Numerosi fattori influenzano i flussi commerciali dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura: dalle preferenze dei consumatori nelle varie aree geografiche sino alla capacità e alla competitività di una data zona di pesca nel catturare o produrre, gestire, trasformare, distribuire e commercializzare i propri prodotti. Il percorso che ogni singolo pesce seguirà per raggiungere il mercato determinerà, a sua volta, il valore aggiunto e il soggetto che trarrà il maggior beneficio da tale valore.
La catena del valore cambia notevolmente a seconda che si tratti della pesca artigianale o della pesca industriale. Solo nel settore estrattivo, su piccola e media scala lavorano in Europa 77 708 pescatori, mentre in tutta Europa quelli impiegati a livello industriale sono 68 593.
La pesca artigianale, in particolare, è confrontata a una serie di sfide che possono essere determinate dalla natura non sempre uniforme e regolare, e talvolta dagli scarsi volumi, del pescato sbarcato dagli operatori più piccoli, dalla breve durata di conservabilità dei prodotti del mare e dalla forte domanda per una limitata gamma di specie. L’agguerrita concorrenza di aziende ittiche meglio organizzate e fortemente specializzate, anche straniere, è una dura realtà per molte imprese in tutta Europa, specialmente nel Sud.
È fondamentale che la comunità locale possa trarre vantaggio dalle proprie risorse ittiche grazie alla presenza nella zona di attività economiche dinamiche, redditizie e sostenibili. Per sostenere tali attività può essere necessario aumentare il flusso di pescato locale all’interno della comunità migliorando l’organizzazione delle vendite locali oppure potenziare attività quali la trasformazione, così da consentire ai prodotti locali di penetrare su nuovi mercati. Il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) può essere uno strumento per il conseguimento di questo obiettivo.
Tra le azioni che si possono prevedere mi permetterei di suggerire:
1) consulenza diretta alle aziende, quali ad esempio le pescherie;
2) affiancamento delle nuove imprese ad opera di imprenditori più esperti
3) corsi di formazione su misura per colmare le lacune conoscitive emerse dalla ricerca, quali ad esempio un’insufficiente conoscenza generale del settore locale della pesca, come commercializzare i prodotti del mare, come immettere sul mercato un nuovo prodotto alimentare e come preparare e cucinare pesce e frutti di mare locali
4) fornire assistenza all’attività di rete: favorire la reciproca conoscenza e creare collegamenti tra imprese che intervengono in momenti diversi della filiera
5) laddove il mercato è caratterizzato da una maggiore concentrazione di operatori della grande distribuzione, un ritorno dei punti vendita più piccoli e specializzati.
In questo modo si promuoverebbe allo stesso tempo una maggiore consapevolezza dei consumatori rispetto all’importanza di un’alimentazione sana e di una produzione sostenibile.
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