Comunicati Stampa
POLITICA DI COESIONE, GREENS/EFA: “ALCUNE DELLE NOSTRE RICHIESTE ACCOLTE, ORA SI CONTINUI A LAVORARE A FAVORE DI REGIONI PIU’ VERDI E LOTTA ALLA CRISI”
La nuova politica di coesione rappresenta una grande occasione per l’Italia, e in particolare per il Sud. Grazie ai nostri emendamenti, siamo riusciti a garantire che i miliardi di euro di finanziamenti previsti dai diversi fondi tra il 2021 e il 2027 vadano realmente a rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale e alla riduzione delle disparità regionali, il tutto nel quadro della transizione ecologica e del Green deal. Lo dimostra il nuovo Fesr, che sarà il più verde di sempre e che mira ad aumentare l’occupazione e la competitività delle Pmi puntando su un’economia a zero emissioni. Per l’Italia, il 30% delle risorse del Fesr, pari a 23,6 miliardi, dovranno riguardare progetti di protezione climatica, energie rinnovabili, efficienza energetica, reti intelligenti, mobilità sostenibile. Mentre il 25% dovrà andare a transizione digitale, ricerca e innovazione.
Inoltre, siamo riusciti a innalzare dei paletti contro il greenwashing: per la prima volta, infatti, l’uso delle risorse Fers per l’infrastruttura del gas viene limitato all’1%, che nel caso dell’Italia scende allo 0,2% della dotazione nazionale, e con una clausola temporale che fissa la deadline per tali investimenti al dicembre 2025. Da segnalare, poi, lo stop ai fondi Fesr per centrali nucleari, attività legate al tabacco, ma anche discariche e inceneritori.
Un’altra vittoria del nostro gruppo riguarda la maggiore attenzione alla parità di genere: verrà misurato nel dettaglio l’impatto dei progetti finanziati da tutti i fondi di coesione, non solo dal Fesr, su occupazione e coinvolgimento delle donne. I progetti saranno classificati secondo il loro contributo al raggiungimento della parità di genere e al gender mainstreaming.
Tra gli aspetti positivi, infine, il principio di partenariato rafforzato, tassi di cofinanziamento maggiorati per il Fondo sociale (Fse+) e Interreg, e la regola del N+3, che darà alle regioni più tempo per completare la loro spesa. Tutti punti su cui ci siamo battuti con successo. Purtroppo non mancano le note negative, come la condizionalità macroeconomica, ossia il legame tra i fondi di coesione e le riforme strutturali. Noi avremmo voluto eliminare del tutto tale legame. Siamo comunque riusciti a limitare i danni, escludendo i fondi del Fse+ e di Interreg, e limitando eventuali procedure della Commissione al periodo 2024-2026.
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