Comunicati Stampa
No al gas di Israele sottratto ai territori palestinesi occupati
“È categoricamente vietato all’Ue agire in un modo che equivarrebbe a riconoscere l’occupazione illegale israeliana, anche nell’attuazione di uno strumento non vincolante”. Con queste parole, l’Alto rappresentante dell’Unione europea Josep Borrell assicura che il memorandum d’intesa firmato dall’Ue con Israele sulla cooperazione in materia di commercio, trasporto ed esportazione del gas non si applicherà “in alcun modo ai territori palestinesi occupati, il che implica che le forniture israeliane di gas naturale previste dall’attuazione del memorandum non potranno provenire da risorse originarie dei territori palestinesi occupati da Israele”.
Lo scrive nero su bianco nella risposta a una interrogazione che avevo presentato qualche settimana fa insieme ai colleghi del gruppo dei Greens Jordi Solé, Margrete Auken e Grace O’Sullivan. Il 15 giugno, scorso, l’Ue aveva firmato con Egitto e Israele un memorandum che di fatto dovrebbe aumentare i flussi di gas da questi Paesi verso l’Europa. Il problema è che, con l’occupazione di Gaza e della Cisgiordania, Tel Aviv di fatto controlla e sfrutta giacimenti di gas che appartengono all’Autorità palestinese.
Ecco perché, nel firmare il memorandum, Bruxelles avrebbe dovuta inserire una clausola territoriale che escludesse esplicitamente i territori palestinesi occupati da Israele. Tale omissione è in contrasto, tra le altre cose, con la risoluzione 2334 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che invita tutti gli Stati a distinguere, nell’ambito delle rispettive relazioni, tra il territorio dello Stato di Israele e i territori occupati dal 1967.
Borrell adesso ci dice che, poiché il memorandum non è vincolante, l’Ue non si è preoccupata di inserire una clausola ad hoc. E ci assicura che nessun idrocarburo verrà acquistato dall’Ue se proviene dalla Palestina. Vigileremo sul rispetto di tale impegno.
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