Le regole del Mar Baltico non possono applicarsi al Mediterraneo. No a misure che comportano un eccesso di burocrazia. Bruxelles stanzi risorse adeguate per compensare i pescatori. Ecco il video del mio intervento in commissione Pesca al Parlamento europeo
La proposta della Commissione per il Piano pluriennale per la gestione degli stock di piccoli pelagici nell’ Adriatico avrebbe l’obiettivo di garantire scorte sostenibili, e un settore della pesca più sano e redditizio.
Il piano ovviamente riguarda molto da vicino l’Italia. Gli stock dei piccoli pelagici rappresentano una consistente entrata economica per l’Adriatico: 74 milioni nel 2013 ovvero il 18% del totale delle catture. Acciughe e sardine rappresentano ben il 97% delle catture dei piccoli pelagici nell’Adriatico.
Il modello utilizzato però per questo Piano Pluriennale è quello del mar Baltico che ha caratteristiche ambientali e di biodiversità completamente differenti rispetto al nostro mare con ripercussioni sul piano socio-economico importanti per il settore ittico italiano, ovvero sia sulla la pesca stricto sensu che sull’industria di trasformazione.
Per quanto concerne la prima, infatti, bisogna considerare che la proposta della Commissione andrebbe migliorata circa il sistema di quote per le acciughe e le sardine e che contiene delle misure di controllo aggiuntive piuttosto controverse per il nostro Paese che potrebbero portare ad un eccesso di burocratizzazione del settore.
Inoltre, sarebbe auspicabile includere una deroga all’articolo 13 del Regolamento 1967/2006 circa le dimensioni dei pescherecci, tenendo conto del fatto che le flotte nell’Adriatico sono perlopiù costituite da piccole imbarcazioni.
Relativamente all’industria di trasformazione, quasi tutte le aziende e le compagnie del settore in Italia sono micro e piccole e medie imprese, che, pertanto, risentirebbero enormemente di eventuali limitazioni delle catture.
Per questo, prima dell’adozione del piano di gestione sarebbe opportuno condurre una valutazione d’impatto sia sulla reale disponibilità delle risorse ittiche che sugli aspetti socio-economici che toccano da vicino queste micro e piccole e medie imprese siano esse attive all’ingrosso o al dettaglio, che, mi permetto di ricordare che, almeno in Italia, rappresentano circa l’80% del sistema produttivo.
Per far ciò è necessario un coinvolgimento più costante e stretto di tutti gli attori del settore ovvero gli stakeholders, le cooperative legate al mondo della pesca fino alle rappresentanze locali.
Infine ma non per ultimo, bisognerebbe capire nel dettaglio come e in quale misura la proposta della Commissione intenda garantire un supporto finanziario all’interno del FEAMP e come questo potrebbe realmente mitigare negli Stati membri quegli impatti socio- economici negativi che fin qui abbiamo appena accennato.
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