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Niente Fondi UE se non rispetti le imposizioni di Bruxelles: noi diciamo no!
I falchi dell’austerity non si stancano mai di cercare nuove soluzioni legali per imbrigliare quei governi, come quello italiano, che vogliono mettere fine alle assurde e fallimentari stagioni del rigore, rilanciando investimenti, welfare e crescita.
L’ultima trovata è quella di bloccare i fondi Ue alle Regioni in caso di apertura di una procedura d’infrazione. Cosa significa? Faccio un esempio: la Campania non rispetta le norme sulle discariche e l’Ue attiva la procedura d’infrazione ed eleva sanzioni all’Italia. Fin qui giusto: occorre spingere le amministrazioni locali a fare di più per proteggere ambiente e salute dei cittadini. Ma per farlo servono soldi, magari proprio i fondi Ue. Peccato che Bruxelles propone proprio di bloccare queste risorse se scatta una procedura. Con il risultato che il problema resta e l’Italia dovrà continuare a pagare 120mila euro al giorno di sanzione. L’esempio non è campato per aria: è quello che è effettivamente successo in Campania in questi anni. Ecco perché il Movimento 5 stelle dice no. Ecco perché sto facendo di tutto per bloccare questo ennesimo tentativo intimidatorio dei falchi dell’austerity.
Ecco il mio intervento in commissione regioni del 21 novembre:
Grazie Presidente. Ci ritroviamo dunque alla prima discussione sugli emendamenti presentati, con molte istanze importanti sul tavolo e con la speranza di trovare posizioni comuni coraggiose che difendano effettivamente la politica di coesione. D’altra parte, come è stato fatto notare più di una volta, se non difendiamo la coesione qua in commissione REGI, sarà difficile che esso avvenga in altri commissioni, in plenaria, per non parlare dei triloghi.
Ma andiamo con ordine.
Vorrei dire che innanzitutto guardando agli emendamenti dei colleghi di altri gruppi, ritrovo una relativa ‘concordia’ nella proposta di aumentare il più possibile la sinergia tra Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale e il resto dei Fondi Strutturali. Più volte abbiamo sottolineato e criticato la scelta della Commissione di non avere proposto un’architettura dei cinque Fondi Strutturali e di Investimento in continuità con questa programmazione. Un cambio di tale portata rispetto alla attuale programmazione rischia infatti di stravolgere ratio e obiettivi del sopracitato fondo. Vediamo che tipo di compromesso potrà essere raggiunto qui.Sul meccanismo dei trasferimenti.
Noto che rispetto all’approccio seguito nel draft report, dove si era proceduto alla cancellazione dell’art.10, che norma gli eventuali trasferimenti da Fondi in gestione concorrente (ovvero anche i Fondi Strutturali) ad InvestEU, sia , sia la collega Krehl sia il collega Novakov sembrano proporre soluzioni diverse, abbassando la soglia dal 5% al 2% (emendamento 674 Krehl) o al 3% (Novakov) e vincolando tuttavia il trasferimento alla revisione di medio termine (ovvero non prima del 2025). Per la delegazione del Movimento 5 Stelle, e questo vale sia per InvestEU, sia per l’art.21, ovvero tutti i tipi di trasferimenti dai ‘nostri’ Fondi verso strumenti a gestione diretta, il discrimine fondamentale riguarda il principio di territorialità, ovvero che le risorse allocate in una determinata regione o categoria di regioni, pur essendo ‘gestite’ da altro strumento, devono comunque rimanere nel nucleo territoriale da dove provengono (come da nostro emendamento n.1073).
Non è infatti a parere nostro né accettabile, né tra l’altro tecnicamente facile da realizzare un tipo di trasferimento, faccio l’esempio del CEF, con la semplice clausola di salvaguardia nazionale, magari con la formula ‘with the benefit of the Member State Concerned’. Il meccanismo competitivo, in questa maniera, si trasferirebbe dal livello europeo a quello nazionale, e non trovo sia una buona idea farlo per esempio in Paesi come l’Italia, la Spagna, ma anche la Germania, contraddistinti da profonde differenze sociali ed economiche anche all’interno dello Stato.Sulla macro-condizionalita e l’articolo 15.
Reiteriamo la nostra perplessità sul legame rafforzato tra politica di coesione e Semestre Europeo, Adesso nel nuovo regolamento ci ritroviamo con l’articolo 15 (nel regolamento attuale, come ben sappiamo, è il famigerato articolo 23), con l’imposizione-purtroppo non cambiata rispetta alla presente programmazione-della macro-condizionalità economica, ovvero la possibilità di sospendere impegni (in prima istanza, e poi anche pagamenti) dei Programmi Operativi alle regioni di quegli Stati che non rispettano le raccomandazioni specifiche per Paese. Nel draft report, com’è noto, colleghi Novakov e Krehl hanno tentato di limitare le sanzioni solo agli impegni, e per esempio aggiungendo, all’emendamento 49, l’obbligo da parte della Commissione di informare il Parlamento prima della proposta di sospensione degli impegni. Lo sforzo è apprezzabile ma non basta.
Mi conforta particolarmente vedere come, al nostro emendamento di cancellazione dell’art.15 (il 799), ci siano colleghi della GUE, dei Verdi e anche dei Socialisti (qui addirittura ben 9 deputati) che hanno fatto la stessa cosa. Faccio un appello a tutti i colleghi ed ai relatori in particolare a rispettare il voto della plenaria sulla relazione Westphal del giugno 2017, dove siamo stati costretti, parlo della delegazione 5 Stelle, della GUE, dei Verdi e anche molti socialisti, a presentare un emendamento di rigetto della macro-condizionalità, proprio perché qui in commissione REGI non si aveva avuto il coraggio necessario per farlo.Un’altra ‘novità’, per così dire, portataci dal nuovo Regolamento è peraltro un’ulteriore condizionalità sulle procedure di infrazione, che era presente nelle programmazioni 2000-2006 e 2007-13. All’articolo 91, si elencano infatti la serie di fattispecie ove la Commissione può sospendere la totalità o una parte dei pagamenti dopo aver dato allo Stato membro la possibilità di presentare osservazioni, e tra queste si richiama proprio l’articolo del trattato (il 258) relativo alle procedure di infrazione. Vi è un interessante studio presentato a settembre dal Policy Department del Parlamento dove si richiama il caso della Campania e della violazione della direttiva rifiuti dell’Italia, che ha comportato una sospensione dei fondi campani nel 2007, confermata poi anche dalla Corte di Giustizia. Nonostante ciò, tuttavia, come riconosciuto dallo stesso studio, la situazione non è stata sanata e l’Italia paga 120.000 euro al giorno di multa. So che a livello di governo c’è un grande impegno del nuovo Ministro dell’Ambiente di rimediare alla situazione intollerabile in merito alla capacita di gestione di rifiuti, ma a prescindere dal tema specifico il mio intervento di cancellazione (emendamento 1766) è appunto volto a sottolineare come queste norme di condizionalità non solo non siano utili ma siano solo doppiamente penalizzanti per i cittadini.
Ci sarebbero anche altri temi su cui soffermarsi ma non mancherà naturalmente occasione nei numerosi incontri di qui al voto.
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