Ambiente, Commissione Regioni (REGI), Comunicati Stampa
Per ILVA un solo futuro possibile: la chiusura
Da qualsiasi parte la si voglia osservare, la vicenda Ilva presenta un solo approdo possibile: la chiusura dello stabilimento di Taranto, la ricollocazione degli impiegati diretti, il sostengo all’indotto per consentirne la diversificazione, la più ampia riconversione di un territorio violentato dal 1960.\r\n\r\nNon è utopia, anzi. È meno costoso di qualsiasi piano di rilancio della produzione di un acciaio poco concorrenziale, inquinante e prodotto dentro acciaierie vetuste e fuori norma.\r\nFinanziare una nuova stagione industriale inquinante è più oneroso di una pianificazione che punti ad nuova economia pulita.\r\nLa chiusura dell’Ilva significa la riapertura di una prospettiva concreta per Taranto, per i suoi mari e per l’entroterra.\r\n\r\nSarà questa la traccia di lavoro di M5S e di chiunque avrà la capacità – morale e politica – e la caparbietà di affiancarci a Taranto, in provincia e in Puglia per raggiungere un obiettivo possibile.\r\nLe idee ci sono, presto le presenteremo.\r\n\r\nBasta scorrere i capitoli dei bilanci pubblici, basta conoscere ciò che l’Europa rende disponibile, basta avere una visione di futuro che sia culturalmente svincolata dal legame Taranto-acciaio. Basta liberarsi dai lacci mentali che tolgono il fiato ad una popolazione stanca di essere avvelenata. E per giunta affamata da una crisi industriale senza precedenti.\r\nÈ dunque il momento di cambiare modello di sviluppo, anche perché quel modello è miseramente fallito. È il momento giusto per farlo.\r\n\r\nMa il Governo Renzi ha intrapreso la strada opposta. Finanzia un’azienda privata, la commissaria, la rifinanzia e adesso la mette in vendita mentre il decreto che lo prevede è ancora in itinere. Una accelerazione pilatesca. Il segnale di resa di un Governo che – ciliegina sulla torta – affida la direzione generale ad un manager condannato per il rogo della Thyssen (dopo un giorno, il dirigente ha declinato opportunamente l’invito).\r\n\r\nUna operazione contorta, quella del salvataggio Ilva, opaca: agli acquirenti si promette un salvacondotto ‘ambientale’, garantendo tempi più lunghi per la messa a norma degli impianti inquinanti e per la copertura dei parchi minerali. Della serie: comprate e non abbiate fretta, i tarantini possono aspettare!\r\n\r\nNoi diciamo NO\r\n\r\nI milioni già spesi o impegnati potrebbero servire per altro. Potrebbero ad esempio agevolare le bonifiche dell’area, previa chiusura delle acciaierie. Potrebbero garantire l’avvio dei lavori di riconversione. Potrebbero diventare il primo passo di un nuovo e lungo cammino che risarcisca Taranto, come giusto che sia.\r\nGli stanziamenti sono stati vari e ripetuti: il prestito ponte di 250 milioni nel 2014; un secondo prestito ponte di 400milioni nel 2015; 300 milioni per le indilazionabili esigenze finanziarie ad Ilva in amministrazione straordinaria (e qui scatta la procedura di infrazione UE per aiuti di Stato). In ultimo Il decreto in discussione a senato: altri 800 milioni (600 nel 2016 e 200 nel 2017). Questo il forziere che andrà a supporto dell’azione privata e non a soccorso dei tarantini avvelenati per i quali il sistema dei partiti e dei sindacati sta varando un Contratto Istituzionale composto per lo più da progetti noti, fondi già stanziati, promesse storicamente inevase che d’un tratto diventano geniali, possibili, fattibili.\r\n
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