Comunicati Stampa, Sviluppo
Sisma nel Centro Italia e Ischia: le risorse europee ci sono, Regioni e Governo dove sono?
Dopo un anno dalla terribile tragedia del 24 agosto 2016 che aveva colpito il Centro Italia, gli eventi sismici mietono altre vittime. E’ successo a Ischia, ma poteva capitare altrove nel nostro Paese. Ci sono 10 milioni di abitazioni che in Italia ricadono in zone ad alto rischio sismico e che vanno messe in sicurezza. Abusivismo, uso di materiali scadenti nelle costruzioni, consumo del suolo, opere pubbliche mai portate a termine: tutti questi sono i mali che vanno affrontati e curati. Subito.
Per farlo ci vogliono risorse. Ecco un bilancio di quanto realizzato in merito al Parlamento Ue. Il MoVimento 5 Stelle, attraverso il lavoro della coordinatrice della commissione affari Regionali Rosa D’Amato, ha seguito da vicino tali iniziative, cercando di richiamare l’attenzione del resto dell’Europa a un concetto basilare: la solidarietà. Ma anche battendosi perché sulle risorse destinate a ricostruzione e prevenzione vi sia la massima trasparenza e celerità da parte dell’Italia, dal governo nazionale a Regioni e Comuni.
“Oltre ad avere elargito un anticipo di 30 milioni di euro relativi al Fondo di Solidarietà – spiega Rosa D’Amato – la Commissione aveva presentato, alla fine di novembre, una proposta per modificare l’articolo 120 del regolamento recante disposizioni comuni, introducendo un asse prioritario separato per gli interventi di ricostruzione – anche del patrimonio culturale – finanziati dal FESR nell’ambito di un programma operativo. Data la potenziale entità delle catastrofi naturali, la proposta prevedeva che il tasso di cofinanziamento per i progetti FESR potesse equivalere al 100% ed era stata ritenuta da tutta la delegazione M5S positiva.
Per via dell’opposizione di alcuni Paesi del Nord Europa (e anche di una parte dei gruppi politici cui fanno riferimento Pd, Fi e alfaniani), la negoziazione tra Parlamento, Consiglio e Commissione è andata avanti per diversi mesi, risolvendosi alla fine in un atto annacquato rispetto alla proposta iniziale. La modifica introduce comunque un elemento positivo, nel senso che stabilisce che l’eventuale asse prioritario che potrà essere creato in un Programma Operativo sarà cofinanziato sino al 95% e avrà inoltre un tetto pari al 5% dell’allocazione totale del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (che per l’Italia equivale a circa un miliardo di euro eventualmente disponibili per la riprogrammazione). L’atto è entrato in vigore il 27 luglio.
A queste risorse aggiuntive, che possono essere richieste dalle Regioni alla Commissione tramite una proposta di modifica del proprio Programma Operativo, vanno aggiunti i 200 milioni derivanti dall’aggiustamento tecnico del bilancio comunitario (già accordati alle 4 regioni colpite dal sisma) e il ‘saldo finale’ del Fondo di Solidarietà, pari ad un miliardo e 200 milioni totali, disponibile da settembre 2017.
Pur non distinguendosi certo per celerità, gli aiuti comunitari sono dunque disponibili e sta adesso alle amministrazioni delle Regioni colpite e al Governo sedersi al più presto al tavolo e redigere una roadmap precisa degli interventi più urgenti per aiutare le popolazioni colpite. Sottolineo inoltre, a proposito di Ischia, che anche il POR Campania 2014-2020, con una dotazione finanziaria totale pari a più di 4 miliardi di euro, ha un asse interamente dedicato alla prevenzione e gestione dei rischi, pari a 277 milioni di euro. Cosa è stato fatto e come pensa di impiegare queste risorse la Regione Campania?”
Un filo conduttore, come denunciato da numerosi geologi, sembra legare gli eventi del Centro Italia e quelli di Ischia: il materiale scadente delle costruzioni, oggetto tra l’altro di diverse inchieste delle Procure sia in Centro Italia, sia ad Ischia.
“Un Paese con un altissimo rischio idrogeologico come il nostro – continua Rosa D’Amato – non può prescindere da un’adeguata messa in sicurezza delle circa 10 milioni di abitazioni in zona sismica 1 e 2, da un fascicolo del fabbricato che dia un’indicazione della vulnerabilità della propria abitazione e da una cultura della prevenzione totalmente ignorata da tutti i governi e dalle amministrazioni territoriali sin qui succedutesi. I 5 miliardi promessi da Renzi per Casa Italia, se mai arriveranno, sono totalmente insufficienti rispetto al calcolo effettuato proprio dalla struttura del governo e che si attestano ad almeno 25 miliardi. Invece di spot elettorali e cifre che cambiano di giorno in giorno, il Governo si impegni a mettere subito in abitazioni dignitose le migliaia di sfollati del Centro Italia e di Ischia e a presentare un piano adeguato per tutto il territorio nazionale, con un’informazione capillare alla cittadinanza”.
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