Comunicati Stampa
Diritti lgbtqi+ in Ungheria: “condanna unanime: invitiamo a contrastare questa deriva democratica con ogni mezzo”
Strasburgo, 07 luglio 2021 – Il Parlamento europeo ha dibattuto quest’oggi, insieme alla Commissione ed al Consiglio Ue, in merito alla delicata situazione che sta preoccupando l’Europa sulla violazione dei diritti umani della comunità LGBTQI+ in Ungheria. La delegazione italiana dei Greens/EFA, facendo seguito al duro intervento della Presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, ha espresso una ferma condanna alla legge approvata in Ungheria lo scorso 15 giugno, che viola la libertà di parola ed i diritti fondamentali dei bambini, vietando che i contenuti LGBTQI + siano presenti nel materiale didattico scolastico e nei programmi televisivi per i minori di 18 anni, con il pretesto di combattere la pedofilia.
“E’ inaccettabile che un Paese che fa parte dell’Unione europea non rispetti i diritti e le leggi democratiche che sono e rappresentano un pilastro fondamentale su cui si basa l’Unione stessa e che si dimostra in pieno contrasto con quanto dichiarato dal Parlamento europeo lo scorso marzo, quando l’eurocamera si era espressa a favore della ‘LGBTQI+ Freedom Zone’. Eppure, ancora oggi Victor Orban approva leggi discriminatorie verso una comunità che invece andrebbe tutelata con ogni mezzo, senza se e senza ma, eppure quest’ultimo agisce ancora indisturbato, perfino con l’appoggio di una certa parte politica nostrana che stringe l’occhio ad un capo politico isolato oramai da quasi tutti i leader dell’Ue proprio per queste politiche repressive e anti europeiste”. Lo dichiara in una nota stampa la delegazione italiana dei Greens/EFA – composta da Rosa D’Amato, Eleonora Evi, Ignazio Corrao e Piernicola Pedicini.
“La Commissione ed il Consiglio valutino ed utilizzino tutti gli strumenti, comprese le procedure di infrazione, l’articolo 7 del trattato sull’UE, nonché il regolamento recentemente adottato sulla protezione del bilancio dell’Ue, anche e soprattutto in relazione all’erogazione dei fondi derivanti dal Recovery Fund, che ci auguriamo vengano sospesi del tutto – come previsto dal regolamento nel caso non venisse rispettato lo Stato di diritto – fino a quando Orban non darà risposte concrete, una volta per tutte, alle violazioni dei diritti fondamentali delle persone della comunità LGBTQI+ nell’Ue”, concludono.
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