Comunicati Stampa
I fondi UE delle Regioni non vadano a finanziare l’austerity
Bruxelles intende decurtare ben 300 milioni di euro di fondi Ue destinati alle regioni per finanziare il Programma di sostegno alle riforme strutturali, che tradotto in termini pratici significa usare queste risorse per alimentare le misure volute dai falchi del rigore, come il Jobs act e le privatizzazioni. Noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo sempre detto “no” a questo tentativo di indebolire la politica di coesione. E continueremo a farlo. Ecco il mio intervento al Parlamento Ue Grazie Presidente. Come ricorderete, lo scorso anno, la delegazione del Movimento 5 stele si è opposta, sia in sede di commissione, sia in plenaria all’istituzione di questo programma di Sostegno alle Riforme Strutturali. Torniamo alla genesi della proposta, che risale ormai a novembre 2015. Secondo quanto scritto nella motivazione di contesto, la creazione di un contesto normativo e istituzionale sano e il buon funzionamento dell’economia sono di fondamentale importanza per migliorare la competitività, stimolare gli investimenti, promuovere la creazione di posti di lavoro, innalzare il tenore di vita e produrre una crescita sostenibile in tutti gli Stati membri dell’Unione. Aggiungerei il concetto di qualita` di vita, ma fin qui, mi pare, siamo tutti d’accordo. Cosi come siamo abbastanza d’accordo, che una delle cause principali per il basso assorbimento dei fondi strutturali risieda nel nodo della capacità amministrativa degli Stati Membri, degli enti regionali e locali. Intendiamoci, prima di tutto. Per riforme strutturali, proprio secondo la definizione ripresa nel regolamento in esame, si intendono quelle relative anche al mercato del lavoro e quindi alla previdenza sociale, alla liberalizzazione e privatizzazione di servizi, per non parlare del campo dell’istruzione e alla formazione. Ci sono anche altre misure su cui siamo invece d’accordo, come la semplificazione della normativa degli appalti pubblici o la lotta contro il riciclaggio di denaro. Prescindendo per un attimo dal giudizio di valore sull’ opportunità delle sopramenzionate riforme, perché finanziare un programma del genere togliendo risorse ai Fondi Strutturali? Oggi, con la nuova proposta, arriveremmo a circa 300 milioni di euro, circa 220 prelevati da dotazione di Assistenza Tecnica e 80 derivanti dal cosiddetto margine di flessibilità all’interno del Quadro Finanziario Pluriennale. Ma è particolarmente interessante, a mio avviso, analizzare anche la direzione ‘politica’ verso la quale si sta andando. L’anno scorso la proposta ci venne presentata come una sorta di progetto pilota ‘one-off’, che non sarebbe stato replicato, e quest’anno, casualmente, a dicembre 2017 ci troviamo invece, un bel pacchetto sull’approfondimento dell’Unione Economica e Monetaria, con 2 proposte su 4 dove REGI è la principale commissione competente per merito e dove in pratica non si fa altro che proporre di destinare le risorse della politica di coesione allo studio di riforme strutturali, o alle riforme strutturali tout court per un ammontare di 21 miliardi, come nella proposta della modifica regolamentare. Non credo affatto di sbagliare se affermo, a distanza di un anno, che l’approvazione del programma dell’anno scorso (approvata a grande maggioranza da questa commissione, con la sola opposizione del gruppo EFDD, GUE e Verdi) non sia stato altro che un ulteriore grimaldello per indebolire la politica di coesione, a livello di risorse e anche a livello di principio.
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