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La crisi della pesca in Sicilia, le proposte del movimento 5 stelle
La pesca in Sicilia versa in una grave crisi. I vari governi che si sono succeduti, compreso la fallimentare esperienza “rivoluzionaria” di Crocetta, non hanno fatto altro che aggravare la situazione. La classe dirigente siciliana non ha saputo difendere le istanze del settore né a Roma, né a Bruxelles. Con il risultato che a farne le spese sono stati sia i pescatori, sia l’ecosistema marino, in un quadro di illegalità diffusa e strapotere di pochi soggetti. Il tutto a dispetto di una burocrazia sempre più asfissiante.
Chi conosce bene la materia di cui stiamo parlando, sa bene che la battaglia da intraprendere è prima di tutto quella a tutela della piccola pesca, di un settore che rappresenta un patrimonio economico e culturale, di tradizioni, e che puo’ essere al contempo il baluardo per la difesa della sostenibilità del nostro mare.
La piccola pesca rappresenta in Europa l’80 per cento della flotta di pescherecci, ma solo il 20% della quota totale di catture viene riservata questo comparto. La flotta siciliana è la più grande a livello nazionale, con ben 3.021 battelli. Di questi ben il 67,7% appartiene alla piccola pesca e dà lavoro a ben 3.110 pescatori, quasi il 41% dell’intero comparto regionale.
Come è possibile che la nostra classe dirigente non sia mai riuscita a dare voce alle istanze di un settore cosi’ vitale per l’Isola, per il contributo all’alimentazione, per la tenuta occupazionale, per la gestione sostenibile delle risorse costiere? Il motivo è chiaro: i politici si sono piegati alle lobby della pesca industriale e distruttiva, che hanno portato non solo alla crisi delle risorse ma anche a quella dell’intero settore, a scapito prima di tutto dei piccoli pescatori artigianali che operano attività a basso impatto ambientale.
La Regione siciliana non ha mai avuto una politica sulla pesca. I regolamenti in materia introdotti dall’Unione europea e contestati dai pescatori dell’Isola sono molto complessi. Nella realtà dei fatti, senza girarci tanto attorno, la verità e che le restrizioni alla pesca, alla fine, alimentano un sistema in cui pochi guadagnano un sacco di soldi, mentre la maggioranza dei pescatori siciliani sono ridotti alla fame.
La riduzione delle quote-pesca rappresenta un danno enorme sul piano economico e occupazionale, soprattutto per la Sicilia, che presenta una nicchia di produzione e che, appunto, in quanto tale, andrebbe tutelata e difesa. Mi riferisco sia al tonno rosso, che al pesce spada. Tra qualche settimana, i ministri Ue si riuniranno proprio per decidere sulle quote del tonno rosso. Noi del MoVimento 5 Stelle faremo tutte le pressioni possibili, a Roma e a Bruxelles, perché una volta tanto l’Italia non venga penalizzata a favore, per esempio, della Spagna, che poi ha negoziato le sue quote con paesi terzi in cambio di altri interessi. Le quote devono restare in Sicilia e vanno aumentate.
Ma le battaglie del MoVimento non si fermano qui. A Bruxelles, sto lavorando affinché il FEAMP, il fondo Ue per la pesca, funzioni davvero. Il fondo è attivo dal 2014, ma ad oggi la spesa per la Sicilia è pressoché pari a zero. Certo, come se i pescatori non avessero bisogno di queste risorse…
Il FEAMP puo’ e deve essere lo strumento cardine non solo per le misure socio-economiche a favore dei pescatori, ma anche per l’innovazione della flotta siciliana: costruire nuovi natanti in sostituzione di quelli dismessi per demolizione significa soprattutto ridurre i consumi energetici complessivi e assicurare migliori condizioni di lavoro a bordo per i pescatori.
Sempre a livello Ue, sto portando avanti una battaglia per la legalità, chiedendo che la cosiddetta pesca sportiva venga regolamentata e controllata: i pescatori onesti non possono vedere le risorse ittiche “derubate” da chi fa finta di pescare per hobby.
Infine, ma non meno importante, c’è la questione dei rapporti con i paesi terzi. Il MoVimento 5 Stelle ha chiesto alla Commissione europea di tutelare i pescatori vittime di una vera e propria guerra con i paesi del Nord Africa. Parliamo di oltre 350 pescatori fermati e incarcerati. Con una perdita, tra sequestri e multe, di 60 milioni di euro.
E’ incredibile che l’Ue abbia sottoscritto in passato accordi di pesca con altri paesi, ma mai con Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto. Anche su questo, il M5S sta chiedendo a gran voce che Bruxelles agisca, tutelando con appositi accordi la pesca siciliana, promuovendo forme di partnership “regionali” (ma qui ci colpa anche l’ignavia della Regione) già previste dai regolamenti e la creazione di aree comuni di ripopolamento degli stock ittici nel Canale di Sicilia.
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